BELLINZONA - Gianni Albertoni è il presidente dell'Associazione installatori elettricisti ticinesi (AIET) e alcune sue dichiarazioni oggi sul Giornale del Popolo stanno facendo discutere. «I frontalieri, nel nostro settore, oltre che essere preparati, hanno anche qualcosa d’altro che ai nostri manca un po’: la fame. I ticinesi dopo pochi anni cambiano strada».Il suo ramo non ha accettato l'obbligatorietà della LIA e dunque a installatori e elettricisti non sarà richiesto di iscriversi al cosiddetto albo dei padroncini, che Albertoni, il quale si definisce liberale, giudica poco utile. «Vedo questa legge come una limitazione alla libertà d’impresa. Io sono convinto che non si combattono in questo modo i padroncini e i distaccati, anche perché loro sanno adeguarsi molto bene alle nostre leggi».Ovviamente, la parte che meno piace ai più delle sue dichiarazioni è il fatto che i frontalieri abbiano più fame. Non si è fatta attendere la reazione via Facebook del presidente dell'UDC Piero Marchesi.«Il presidente dell'associazione installatori elettricisti ticinesi (AIET), società alla quale professionalmente sono vicino, si conferma per l'ennesima volta la persona sbagliata al posto sbagliato. Lui è uno di quelli che quando ci sono i problemi, piuttosto che affrontarli, preferisce girarsi dall'altra parte. Una visione miope che necessita di un cambiamento, perché finché si continua a non voler vedere i problemi, nel frattempo non potranno che aumentare. Per fortuna a breve è prevista la sua sostituzione. Nel settore saranno in molti a rallegrarsi», scrive. In votazione il 25 settembre vi sarà un'iniziativa giudicata fondamentale dai democentristi, ovvero "Prima i nostri": non esattamente in linea con quanto affermato da Albertoni...Poi, nei commenti al post, Marchesi aggiunge: «Molti frontalieri nel nostro settore sono molto bravi e hanno una gran voglia di fare. Nel settore c'è il contratto collettivo e pertanto non è lo stipendio che fa la differenza. Albertoni invece di concentrarsi su chi avrebbe più fame, dovrebbe impegnarsi nel difendere la professione dalla concorrenza sleale italiana (che c'è, non come dice lui) a promuovere la professione tra i ticinesi affinché vi siano più giovani elettricisti, ecc. Interviste come quella da lui rilasciata non servono assolutamente a nulla. Ripeto, per fortuna il cambiamento di presidenza è dietro l'angolo».