POLITICA
«Torniamo indietro di cinquant'anni. Poi i politici si lamentano che non c'è forza lavoro indigena...»
La rabbia della Gioventù Socialista contro la misura sulle borse di studio. «Aumenterebbe solo il divario di ricchezza, creando precariato ed esclusione»
BELLINZONA - L'idea di far restituire un terzo delle borse di studio già a partire dal Bachelor non può ovviamente piacere a chi ne è più coinvolto: i giovani. La Gioventù Socialista si oppone con forza alla misura, protestando perché a farne le spese sarebbe il futuro del Ticino, rendendo la formazione universitaria elitaria. «La spirale di tagli che avvolge il nostro Cantone colpirà di nuovo e questa volta a farne le spese saremo noi giovani in formazione, in poche parole il futuro del Ticino. La maggioranza parlamentare è determinata a ridurre le borse di studio, atte a facilitare l’accesso agli studi universitari alle classi meno abbienti. La volontà della coalizione di destra è quella di trasformare in prestiti da restituire un terzo della borsa di studio attualmente esistente; questo sistema è già in utilizzo per quanto riguarda gli studi di Master e la misura propone di estenderlo pure al Bachelor. Un provvedimento inammissibile che calpesta le pari opportunità di istruzione», si legge nella nota.«Le persone colpite da questi tagli saranno per l’ennesima volta le fasce deboli della nostra società, ovvero le famiglie che non hanno le capacità finanziarie per mantenere i figli in formazione. Ciò comporterebbe un passo indietro nel nostro modello sociale di cinquant’anni, quando la provenienza sociale determinava la possibilità di perseguire una formazione universitaria o meno. Un fatto del tutto inaccettabile che andrebbe a minare le fondamenta del nostro stato di diritto dinanzi al quale siamo tutti uguali e tutti dovremmo avere le stesse chance indipendentemente dalla provenienza sociale! Si va di fatto a negare la possibilità d’accedere agli studi ai figli di quel ceto sociale che fatica ad arrivare a fine mese, andando ancor più ad aumentare il divario di ricchezza tra la popolazione, creando precariato ed esclusione», continua lo scritto, firmato da Matteo Guscetti.Il discorso è ampio. «Va, inoltre, ricordato che giovani con formazioni universitarie, ma non solo, sono e resteranno anche in futuro un bene comune, una risorsa umana che rappresenta una fonte di guadagno per tutta la società. Gli stessi politici che sostengono questi sciagurati tagli giustificano la scarsa presenza di aziende ad alto valore aggiunto sostenendo l’esistenza di una grande mancanza di forza lavoro formata sul nostro territorio. Ci aspettiamo che la situazione migliori se andiamo a ridurre i sussidi destinati alla formazione? Vogliamo che essa diventi sempre più elitaria?»La GISO, insomma, non ci sta. «Un eccellente sistema formativo sta alla base di ogni società di successo e l’accessibilità indiscriminata agli studi dovrebbe essere intoccabile e parte della nostra cultura. Vogliamo davvero andare a risparmiare su ciò che sarà il futuro del Canton Ticino? No!»
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