POLITICA
Pamini controcorrente, «il sistema delle borse di studio è antisociale, sì ai prestiti»
Ritiene che «sono in maggioranza i figli di laureati a studiare, ma le borse di studio sono finanziate dalle fasce più basse. Le tasse costano poco e i ragazzi restano troppo a lungo all'università»
BELLINZONA - Le borse di studio come prestito? Giusto, perché a studiare all'università oggi sono soprattutto i figli dei laureati, e perché con l'attuale sistema molti rimangono troppo a lungo agli studi.Controcorrente rispetto alle molti voci che si sono scagliate contro la proposta della triade PLR-PPD-Lega sulle borse di studio è andato Paolo Pamini, interpellato dal Caffè. «Di regola le università e i politecnici svizzeri costano troppo poco in tasse accademiche. E questo ha come conseguenza il fatto che molti studenti rimangono "universitari" troppo a lungo», scrive il deputato de La Destra.Il sistema delle borse di studio è definito dall'economista «tra i più antisociali. Oggi gran parte di coloro che studiano sono figli di laureati e non appartengono alle fasce più basse della popolazione. Quelle che però finanziano - attraverso la imposte - anche le borse di studio. È uno dei sistemi di ripartizione della ricchezza dal basso verso l'alto». Per Pamini, la soluzione ideale sarebbe il prestito, anche a interessi zero, in modo da «responsabilizzare maggiormente gli studenti», per «garantire più sicurezza a tutto il sistema di attribuzione dei sussidi».Attacca anche l'intero concetto di studi terziari, perché un laureato non è un lavoratore, in quanto al termine dell'università deve essere ancora formato professionalmente. Trova per contro ottima la formazione universitaria professionale. Una sortita che di sicuro farà discutere, come già altre di Pamini, a partire dall'autostrada a due piani tra Lugano e Chiasso, passando per i corsi di tiro nella scuola dell'obbligo sino al mercato dei Municipali.
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