BELLINZONA - A "Prima i nostri" vengono riconosciuti la volontà di far luce sui problemi dell'odierna società ticinese e gli obiettivi, corretti e condivisibili. Il problema? È irrealizzabile. Dunque, meglio scegliere una soluzione più "soft", ispirata al modello del bottom up, che persegua gli stessi fini.In sostanza, è quanto detto alla conferenza stampa dei promotori del controprogetto. Un termine che non piace a uno dei copresidenti, Alex Farinelli, che preferisce definire il testo «un'evoluzione dell'iniziativa, non qualcosa che vada contro di essa». Ha ricordato come, applicando un sistema simile al bottom up, la preferenza indigena sarebbe in vigore già da un paio d'anni. Che "Prima i nostri" non sia applicabile, sostengono i copresidenti, non è un'affermazione dal valore politico, ma è stato sostenuto da una perizia del Prof. Giovanni Biaggini dell’Università di Zurigo: sostenendo l'iniziativa, si rischia dunque che gli obiettivi, condivisibili, non vengano realizzati. «Errore degli iniziativisti è stato quello di non lavorare assieme ad una commissione. Di non andare sul terreno per capire di cosa necessitano le aziende. E la verità è che le ditte sono preoccupate di non riuscire a reperire il personale di cui necessitano», ha sostenuto Giancarlo Seitz, il leghista che è copresidente del Comitato a sostegno del controprogetto nonostante il suo partito sia a favore dell'iniziativa. «Sto dalla parte dei miei consiglieri di Stato», spiega il diretto interessato, ricordando come il Consiglio di Stato abbia sostenuto all'unanimità il controprogetto.Copresidenti sono anche Fabio Bacchetta-Cattori del PPD, relatore del testo, che ha sottolineato come «il controprogetto avallato dalla maggioranza del Parlamento e sostenuto all’unanimità dal Consiglio di Stato fornisce al Cantone una base legale, nonché degli strumenti concreti per lottare contro gli effetti negativi della libera circolazione», e Germano Mattei di MontagnaViva.È ora, sostengono i quattro, «di smetterla con gli slogan che tanto promettono ma che, alla fine, nulla risolvono».