POLITICA
Canetta, «vogliamo capire cosa sta a cuore ai cittadini. Dipendenti e quadri dirigenti hanno fiducia in me»
Venerdì andrà in onda sulla RSI "Senza Filtri", dove il direttore risponderà alle domande del pubblico. «Fino a una decina d’anni fa il consenso lo si dava quasi per scontato, oggi va conquistato»
COMANO - Fra pochi giorni, Maurizio Canetta, direttore della RSI, risponderà alle domande dei telespettatori nella trasmissione "Senza filtri". L'intento è di dar voce ai quesiti più svariati sulla ditta di Comano, ma anche capire che cosa vuole chi è davanti alla tv.Il Corriere del Ticino ha punzecchiato Canetta, che da par sua assicura che non sarà una farsa, e si impegna a rispondere a ogni domanda. «Forse le domande più cattive potrebbero riguardare casi personali, e in queste risposte non potrò che essere prudente», riflette il direttore, convinto che il suo intervistatore, Lorenzo Mammone di "Patti Chiari", non avrà un trattamento di favore per lui.La RSI è finita nell'occhio del ciclone dopo i licenziamenti, con metodi contestati, di qualche mese fa. E qualcuno pensa che questa operazione volta alla trasparenza (per esempio, sono stati anche pubblicati i costi dei programmi) sia una sorta di riabilitazione, ma Canetta nega. «La pagina dei licenziamenti è stata dolorosa, senza dubbio. Non si tratta però di riabilitare un’immagine, ma di rivolgerci direttamente al pubblico. Conosciamo bene l’agenda della politica e degli editori nei nostri confronti, le opinioni della gente comune che fruisce del nostro servizio le conosciamo forse un po’ meno». E in vista della votazione sulla Billag, sarebbe senz'altro utile conoscerle. «Con "Senza Filtri" vogliamo capire ciò che sta a cuore ai cittadini, direttamente dalla loro voce».L'unica incognita può essere una catastrofe a livello comunicativo da parte sua, non cerca la popolarità perché ritiene di essere già riconoscibile e popolare quale direttore della RSI.Ed è certo della fiducia di vertici e personale. «Fra il personale c’è energia e fiducia. Anche se usciamo da un momento difficile. Stiamo lavorando duro per cambiare il modo di porci come servizio pubblico, all’interno e verso l’esterno. Tocca a me e ai colleghi della direzione fare in modo che quell’energia e quella fiducia si trasformino in fatti concreti. In ogni caso i problemi li affrontiamo, non li lasciamo chiusi in un cassetto». Ammette come i ritmi alti e le pressioni, contestate dai dipendenti, vi siano, anche dato che si deve garantire un servizio pubblico. «Fino a una decina d’anni fa il consenso lo si dava quasi per scontato. Oggi, ed è questo il pregio dell’attuale dibattito, anche aspro, quel consenso dobbiamo conquistarcelo. È un’occasione per interrogarci e metterci in discussione sui nostri pregi e le nostre debolezze».Per quanto riguarda i vertici, «nei quadri vedo motivazione, responsabilità e competenze. Quello che mi chiedono è fare in modo che abbiano i mezzi per esercitare le loro funzioni. È chiaro che quando sono chiamati ad un ruolo dirigenziale, i quadri devono avere la determinazione necessaria. Anche in questo caso, sta a me fare in modo che la loro energia positiva possa svilupparsi costruttivamente».
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