BELLINZONA - «La condizione nella quale si trovano le persone con disabilità fisiche e mentali non può più essere ascritta unicamente ad una menomazione naturale immutabile, ma dipende anche in parte, da una certa forma di organizzazione della società. Di questa condizione è responsabile anche la società e non soltanto la deficienza di cui è affetto il disabile», venne detto qualche anno fa in relazione a chi soffre di un handicap. In Ticino, com'è la situazione?Il difficile tema viene affrontato da Tiziano Galeazzi dell'UDC in una lunga interrogazione, firmata da altri 22 colleghi di numerosi partiti, fra cui tre capogruppi (il democentrista Pinoja, il rappresentante di Area Liberale Sergio Morisoli, i leghisti Daniele Caverzasio, Amanda Rueckert, Massimiliano Robbiani, Felice Campana, Leila Guscio, Omari Balli e Sabrina Aldi, l'indipendente Cleto Ferrari, Germano Mattei di Montagna Viva, il comunista Ay, i pipidini Fiorenzo Dadò, Lorenzo Jelmini, Simone Ghisla, Claudio Franscella, Giorgio Fonio e Maurizio Agustoni, i liberali Andrea Giudici e Giorgio Pellanda, il socialista Henrik Bang e la Verde Maristella Patuzzi). A 22 anni dall'adesione della Svizzera alla Convenzione dei Diritti del Fanciullo, «in Ticino vi sono ancora due diversi programmi, espletati in due differenti scuole che di fatto, limitano i bambini con necessità speciali obbligandoli a frequentare una scuola impostata appositamente per loro che non offre ovviamente le pari opportunità di una scuola regolare». Nel testo vengono citati anche i bambini affetti da dislessia (DSA), oppure iperattività, che anche se dotati di una normale intelligenza vengono considerati come ragazzi bisognosi di frequentare una scuola speciale, causa anche l'impreparazione dei docenti alle loro esigenze. Se in Svizzera dei passi avanti sono stati fatti, il Ticino si è limitato a uno studio, e secondo il rappresentante UDC, giovani con doppia nazionalità vengono portati a frequentare le scuole in Italia, «per evitare che subiscano l'umiliazione di essere trattati diversamente dagli altri bambini. Questi bambini che saranno i nostri cittadini del futuro, che per non essere discriminati hanno preferito frequentare scuole non svizzere, impareranno la cultura, la storia, le leggi e i regolamenti del paese dove stanno studiando e non quelle svizzere per poi un giorno rientrare ed essere considerati “stranieri in Patria”».A partire da queste osservazioni, i deputati chiedono al Consiglio di Stato:«1. Quanto è stato fatto finora nel nostro Cantone per applicare quanto sancito anni fa, sottoscrivendo/aderendo come Svizzera a: Convenzione sui Diritti del Fanciullo (1989), Convenzione di Salamanca (1994), Convenzione Internazionale ONU del 2014?2. Risulta al Governo la poca disponibilità nell’accogliere persone con handicap nelle scuole/classi normali e quindi non adeguandosi agli impegni internazionali (vedi sopra) presi dalla Svizzera? Se si, per quale motivo si fanno ancora queste distinzioni?3. Risulta al vero che in diverse scuole pubbliche i direttori e/o gli insegnanti hanno la facoltà di poter scegliere se accettare o meno questi ragazzi nella loro scuola o nella loro classe? Se si, con quale mandato e autorizzazione o regolamento?4. Il Dipartimento direttamente interessato come si sta muovendo per colmare eventuali lacune formative dei docenti per poter far fronte a diagnosi e programmi scolastici di lavoro (mezzi didattici inclusi) specie rivolte agli allievi con DSA? 5. Tra docenti di supporto/sostegno e logopedisti si ritiene siano sufficienti per coprire i fabbisogni del Cantone Ticino? Se si, come mai vi sono più di un centinaio di famiglie che portano all’estero i loro figli?6. Perché il Ticino non si è mai realmente messo in gioco come hanno fatto altri Cantoni svizzeri per adeguarsi alla situazione e quindi creando i presupposti per un cambio di mentalità e un miglioramento sull’integrazione completa (scolastica) di queste persone e delle loro famiglie? 7. Si potrebbe considerare la possibilità, dopo attenta valutazione strutturale, logistica e didattica, di poter inserire i bambini con necessità speciali con i loro insegnanti di scuole speciali nelle scuole regolari? 8. Con "La scuola che verrà” il DECS ha tenuto conto della possibilità d'integrare questi alunni nelle scuole regolari? Se si, quanti anni dovranno ancora trascorrere? (Si eliminerebbero parte dei costi della struttura delle scuole speciali e si potrebbe utilizzare il risparmio ricavato per aumentare il numero degli insegnanti di sostegno, la loro specifica formazione e si otterrebbe l’integrazione descritta e ricercata ampiamente sopra)».