POLITICA
Il black Christmas del commercio ticinese. «Si rischia di perdere posti». Invece la volpe...
Lucibello e Chicherio lamentano un periodo natalizio difficile per i commercianti, il peggiore di sempre. UNIA: «se si guadagnano 3'100 franchi, si spende dove si può. Alziamo i salari»
BELLINZONA - È stato un... black Crhistmas per i negozianti ticinesi. Non vi sono ancora i dati ufficiali, ma come hanno detto al Corriere del Ticino il presidente della DISTI Lucibello e quello della Federcommercio Chicherio, il periodo festivo ha portato meno incassi del solito.I toni usati da Lucibello sono catastrofici. «Dicembre è stato decisamente sottotono. A mia memoria non è mai successo che nelle due domeniche di apertura dei negozi prima di Natale ci siano stati così pochi acquisti. E questo non fa altro che confermare il trend negativo registrato durante tutto l’anno». Il che, soprattutto per quanto concerne gli alimentari vuol dire che la gente va altrove a fare la spesa: in Italia, dunque. Oppure, come nel settore dell'elettronica, è forte la concorrenza di Internet, con un 30% delle persone che acquista online. A suo avviso, si è avuta una diminuzione dei prezzi, per trattenere i clienti, che se da una parte ha limitato la fuga all'estero, dall'altro ha fatto crollare il fatturato. «Ci saranno dei commercianti che a fine anno faranno i conti e dovranno agire di conseguenza sul piano occupazionale. Siamo in un circolo vizioso, rafforzato dagli annunci dei tagli di lavoro nel settore bancario, che era uno dei motori trainanti in Ticino, con il risultato che oggi anche chi ha il lavoro ci pensa due volte prima di spendere», è convinto. Un disastro, insomma, cui in qualche modo bisogna far fronte: «noi del settore dobbiamo reinventarci un po’, pensando a nuove strade, per esempio a fare della vendita un divertimento per contrastare la concorrenza di Internet, oppure a migliorare le condizioni quadro, come poter aprire i negozi quando i clienti sono a casa, o sviluppare il turismo d’Oltralpe grazie ad AlpTransit».Non si è fatta attendere la replica del sindacato UNIA, che ha replicato a Lucibello come, con salari di 3'100 franchi lordi nei negozi, la gente va a spendere dove può permetterselo. «E non si fanno discorsi moralisti che colpevolizzano la clientela, che si ritrova quindi "cornuta e mazziata"!», tuona il responsabile del settore terziario Giangiorgio Gargantini. «La questione centrale è quella del potere d'acquisto, e non la si risolve con "Prima i nostri" o aperture prolungate». Saldi o azioni speciali funzionano, ma non possono essere prolungate eternamente: la soluzione, secondo lui, non è diminuire i prezzi ma alzare i salari. Il franco forte, gli sconti decisi nel mese di dicembre per attirare clienti, ed anche la diminuzione dei prezzi per contrastare la fuga verso l'Italia sono anche secondo Augusto Chicherio, presidente della Federcommercio, le cause di un anno andato male. Per quanto concerne il periodo natalizio, anche lui non dispone di dati ufficiali, ma sottolinea come molti negozianti si siano lamentati. «Per mantenere sana la situazione economica bisogna esaminare tutti i costi e tagliare dove si può. È difficile fare previsioni, ma anche per il 2017 gli operatori del ramo restano cauti», è il suo parere.Un dicembre da paura, insomma. Come spesso accade, si discute di soluzioni. Invece, la coda di persone che si reca al Fox Town, dove sono iniziati i saldi, è lunga e addirittura perturba il traffico...
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