“L’insoddisfazione è oggi canalizzata in quello che si suole chiamare populismo .Il miglioramento delle condizioni materiali di vita è misurabile: accesso al cibo, alle cure, alla mobilità, metri quadrati riscaldati per abitante ecc. Chi vive di prestazioni sociali oggi sta meglio di chi, pochi decenni fa, lavorava. Ma la percezione di una generazione, che vedeva netta la crescita delle opportunità per i propri figli attraverso la formazione, ha lasciato il posto alla frustrazione peri privilegi altrui veri o presunti, per l’insufficienza di lavoro interessante e ben retribuito, per la connivenza tra burocrazie e clientelismo. Il populismo non ha bisogno di rivoluzioni, vince attraverso il voto democratico (già il fascismo lo fece) e ispira politiche protezioniste, per “spartirsi il benessere tra chi vota”, badando meno a come esso si crei”, prosegue Dell’Ambrogio.