Righini: "cosa intende fare Gobbi con gli implicati nello scandalo dei permessi falsi, promuoverle a Capo Ufficio in assenza di una risoluzione del Governo allegata?"

BELLINZONA – Il caso di Edy Imperiali, l’agente promosso a sergente dopo aver scontato una condanna per gli ormai famosi post nazi fascisti, torna spesso a far parlare. Questa volta lo fa Igor Righini, presidente del PS, in un articolo pubblicato su Il Mancino.
Rispondendo a Durisch e Ay, il Consiglio di Stato aveva detto che la risoluzione con la condanna dell’uomo non figurava nel dossier per la candidatura per il posto. “Il direttore del Dipartimento delle istituzioni si limita a dire che la risoluzione non è stata inserita nell’incarto per la valutazione dell’agente. Un po’ come dire che non sapeva, che aveva dimenticato di sapere o che il motivo amministrativo-burocratico possa bastare per giustificare la promozione dell’agente condannato per razzismo a una funzione di responsabilità. Quella stessa funzione, sergente maggiore, per la quale una persona che inneggia al nazifascismo, sempre secondo Norman Gobbi, non è idonea”, scrive Righini, che definisce la replica del Governo “sconcertante”.
“Com’è possibile che l’agente in questione sia stato promosso? Il Direttore delle istituzioni ha dimenticato di fare una elementare verifica relativa ai precedenti e alle sanzioni dell’aspirante sergente maggiore? Forse che in Svizzera e nel nostro Cantone – di grande tradizione e sensibilità umanitaria – i tempi sono talmente cambiati da passare sopra delle questioni così importanti e iscritte nei fondamenti della nostra Costituzione come quelle relative all’odio razziale?”, si chiede.
E presenta casi ipotetici e al limite dell’assurdo, che però, applicando il medesimo sistema, per Righini dovrebbero essere possibili. “Secondo l’esempio dato, devo forse pensare che chi sbaglia rubando allo Stato può assumere delle responsabilità finanziarie negli Enti pubblici dopo aver scontato una pena e subito una sanzione? Cosa intende fare Norman Gobbi con le persone implicate nello scandalo dei permessi falsi, promuoverle a Capoufficio in assenza di una risoluzione dello stesso Governo allegata all’incarto?”.
Infine la richiesta: “Le giustificazioni in burocratese da azzecca garbugli non m’interessano. Il Consiglio di Stato ammetta l’errore e rettifichi la decisione. Dia il buon esempio e promuova persone rette e degne”.