POLITICA
Caprara e la reputazione dei politici. "Deve essere irreprensibile. Se non lo fosse, ci sono tre soluzioni"
Il presidente del PLR da Opinione Liberale applaude Gössi. "Se succede qualcosa, è la credibilità delle Istituzioni e del partito a essere messa in discussione"

BELLINZONA – La reputazione di un politico deve restare irreprensibile. Non ha dubbi, in merito, il presidente del PLR Bixio Caprara, che sull’edizione di Opinione Liberale di domani, lodando la presidente del suo partito nazionale Petra Gössi (ovviamente riferendosi al caso Maudet), non usa mezzi termini.
Parla “dell’importanza fondamentale non solo della scontata pretesa del rispetto delle leggi e delle regole, ma soprattutto dell’attesa sensibilità degli eletti per aspetti quali la rettitudi-ne e la trasparenza così come l’attenzione a questioni di mera opportunità. Sono valori fondamentali strettamente correlati al significato profondo della responsabilità individuale che, assieme alla coesione sociale, rappresentano le fondamenta del pensiero liberale radicale”.

A suo avviso, “per poter servire al meglio le Istituzioni non basta quindi farsi eleggere grazie ad una certa notorietà. Nello svolgimento del proprio mandato è altrettanto indispensabile che questa notorietà sia accompagnata da una reputazione irreprensibile ciò che significa in particolare e senza alcun tentennamento privilegiare l’interesse generale rispetto a quello personale”.

E se accade qualcosa che va mettere in dubbio quella reputazione, “anche senza necessariamente che vi siano fatti di rilevanza penale?”. “È la credibilità delle Istituzioni e del partito che si rappresenta ad essere messa in discussione. Al protagonista rimangono solitamente poche alternative; le dimissioni, il non rinnovare il mandato oppure rimettersi al giudizio popolare alle elezioni successive”, spiega Caprara.

Bisogna essere più rigorosi, prosegue, con chi il politico lo fa di professione e non per milizia. Questi ultimi, “devono ovviamente poter continuare a svolgere il proprio lavoro tenendo adeguatamente conto dei contesti in cui opera. Ci vuole chiarezza e rigore ma pretendere un “divieto di esercizio” o insinuare in modo strumentale disonestà a ogni piè sospinto equivarrebbe ad auspicare politici professionisti”.

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