POLITICA
SOS Merlot! Sale la temperatura, le precipitazioni sono irregolari e l'uva matura prima
Molti viticoltori sono preoccupati, chi in particolare per l'aumento delle temperature, chi per le siccità estive interrotte da temporali violenti, chi per il caldo e secco in autunno: insomma, il clima fa paura. E dei granconsiglieri agiscono

BELLINZONA – I vini made in Ticino sono a rischio? A quanto pare, potrebbero, per il cambiamento climatico. A lanciare l’allarme, raccolto con una mozione da Andrea Stephani, Samantha Bourgoin, Claudia Crivelli Barella, Cristina Gardenghi, Marco Noi, Nicola Schoenenberger, Fabrizio Sirica, Anna Biscossa, Laura Riget, Sara Imelli, Sebastiano Gaffuri, Fabio Käppeli e Tamara Merlo, è l’Università di Adeleide, che ha avuto la possibilità di condurre delle interviste sul tema dell’impatto dei cambiamenti climatici con 15 viticoltori e produttori di vino ticinesi con il supporto di Dott. Mauro Jermini di Agroscope.

È emerso tutti sono preoccupati per gli aspetti climatici. “Per molti viticoltori un grosso problema è rappresentato dall’aumento delle temperature che accelera lo sviluppo dei vitigni attualmente coltivati e contribuisce anche ad alterare la tipologia e la pressione di malattie e parassiti. In base alle risposte, un problema supplementare è rappresentato dall’eterogeneità stagionale di questo riscaldamento. Alcuni partecipanti vedono il problema soprattutto nell’aumento di inverni più corti, mentre in altri casi sono le estati più lunghe e calde o la crescente variabilità del clima autunnale e primaverile, con un inizio precoce della vegetazione seguito da dannose gelate tardive, a essere additate come il problema principale”, si legge nel rapporto. 

“Alcuni viticoltori vedono invece nel cambiamento della distribuzione delle precipitazioni all’interno delle varie stagioni, l’aspetto che rende più problematica la pianificazione della gestione del vigneto, in una regione dove l’apporto della pioggia è sempre stato ritenuto una sicurezza. Le siccità estive sono inoltre spesso interrotte da temporali violenti e molto localizzati, tanto da rendere necessarie le reti antigrandine anche in zone dove prima questo non era un problema. Più della metà degli intervistati ritiene che in futuro, il ricorso all’irrigazione potrebbe diventare importante alfine di garantire un approvvigionamento idrico efficace durante periodi di caldo e secco estremi”.

L’urbanizzazione, l’aumento dell’area forestale e di animali selvatici come tassi, cinghiali e ungulati potenzialmente dannosi per la vigna, o la pressione di piante neofite invasive come l’ailanto sono altre preoccupazioni. “Il cambiamento climatico implica diversi mutamenti a livello della gestione dei vigneti. Secondo alcune persone consultate, l’aumento della temperatura e l’irregolarità delle precipitazioni fanno sì che molte decisioni gestionali e relativi interventi, devono avvenire in primavera in tempi molto più ristretti rispetto al passato, soprattutto per il Merlot che è la varietà regina della regione, ma che è anche una varietà particolarmente suscettibile alle malattie”: “l’aumento della temperatura, e soprattutto il caldo e secco in autunno durante il periodo della vendemmia e della vinificazione non accelera solo la maturazione e la qualità delle uve dei vitigni attualmente dominanti come il Merlot, arricchendone il contenuto della componente zuccherina che si trasformerà in alcool, ma ne condiziona anche l’acidità e altri elementi importanti per la qualità finale del prodotto vinificato. Il cambiamento del clima non ha quindi solo un impatto nel vigneto ma anche in cantina, durante la produzione del vino”.

I granconsiglieri, preoccupati, chiedono di “allestire un Piano Cantonale della Viticoltura biologica e della permacultura; creare una tavola rotonda cantonale sulla tematica coinvolgendo specialisti e addetti ai lavori (Istituto Agrario di Mezzana, Agroscope, Federviti, Unione dei contadini, ecc.) ed informare compiutamente tutti gli attori coinvolti; attivare un fondo per sostenere le aziende viticole che intendono riconvertirsi alla viticoltura biologica e per incentivare la creazione e la curadi vigneti di collina (ad esempio, mediante l’allestimento di una graduatoria basata su criteri di classificazione che tengano in considerazione il valore paesaggistico dei fondi e le intrinseche difficoltà di gestione); trovare un accordo conBiosuisse per l’ottenimento di una deroga temporanea al fine di consentire la certificazione bio su singole parcelle e/o dotarsi di un marchio registrato per la certificazione bio su singole parcelle per dare la possibilità ai viticoltori di sperimentare nuove varietà e vini biologici senza doversi assumere i rischi e i costi di una riconversione completa di tutta l’azienda; procedere analogamente con Vitiswiss per il marchio VINATURA”.

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