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06.06.2020 - 13:070

La nomina di Pardini, la Svizzera Italiana, la RSI e la SSR... Volano stracci tra Romano e Ceschi

Il popolare democratico furibondo per la scelta del bernese: "Sono porcate bernesi che non possiamo e dobbiamo accettare". E parte il battibecco col giornalista

BERNA – Corrado Pardini può essere della Svizzera Italiana nel CdA della Posta? La possibile nomina del sindacalista ha causato non poche polemiche. 

Pardini parla sì italiano, ma è bernese. I politici ticinesi avrebbero voluto qualcuno che fosse realmente della Svizzera Italiana. E poi c’è la questione politica: Pardini non è stato rieletto in Consiglio Nazionale e per molti Sommaruga, anch’essa bernese e dello stesso partito, gli starebbe dando una sorta di premio di consolazione.

La questione ha portato a un accesso battibecco social tra Marco Romano e Reto Ceschi della RSI.

“Porcate bernesi che non possiamo e dobbiamo accettare come Svizzera Italiana!”, tuona il popolare democratico su Facebook. “Prima si cerca di vendere la sua candidatura come "svizzero italiano", poi ci si nasconde dietro ad un "è sindacalista". È nato e cresciuto a Berna, con origini italiane; sta alla Svizzera italiana come io sto alla Groenlandia”, attacca.

“Nel CdA della Posta servono persone capaci che rappresentino tutte le regioni del Paese, questo è uno sporco giochetto politico in favore di una persona che nel 2016 in Parlamento aveva ancora affermato che i 75'000 CHF di remunerazione per questo posto al 12% sono uno scandalo inaccettabile. Ora improvvisamente vanno bene. Se la Presidente della Confederazione voleva un sindacalista, in Ticino e nel Grigioni italiano sono tutti inetti? Vergogna! Dobbiamo smettere di accettare che il criterio "regionale e linguistico" sia sempre subordinato ad altro, non è la Svizzera”, termina il suo furibondo post.

Ceschi cita Sommaruga: “Non si tratta di una questione di lingua o di regione. I sindacati hanno diritto ad avere due seggi nel CdA della Posta e la persona proposta (Corrado Pardini) è per uno di questi" (cit. Simonetta Sommaruga, venerdì 5 giugno 2020). Polemica chiusa?”.
Per Romano, no. “Non esistono sindacalisti nella Svizzera Italiana? La Svizzera Italiana non è degna di un rappresentante?”.

Ceschi ha ribadito che tocca ai sindacati proporre il nome, non ai parlamentari. Romano: “e perché nella proposta in Consiglio federale l’hanno in prima battuta venduto come svizzero italiano? Coda di paglia? La signora Presidente della Confederazione ha fortemente mancato di rispetto alla CH italiana tanto da generare un corapporto del collega CF Cassis, molto inusuale per pratiche del genere. Come parlamentare è d’obbligo intervenire. La tua difesa acritica mi preoccupa, due pesi e due misure a differenza del colore politico della vicenda? Il signor Pardini si è mai occupato di servizio pubblico? Nella selezione sono stati valutati candidati della CH italiana? Tanto così mettiamo la RSI sotto il cappello della SRF...”.

“I tuoi interrogativi sono legittimi e interessanti. Giusto che un parlamentare intervenga per chiarire una volta per tutte ciò che sta accadendo. C’è chi dice, ma io non ci credo, che la SSR sia sotto il cappello di SRF”, ha terminato Ceschi.

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