POLITICA
La deputata italiana: "I rapporti col Ticino sono difficili. Non con la Svizzera, col Ticino"
Maria Chiara Gadda, di Viva Italia, spara a zero: "Durante il Covid, ai lavoratori italiani veniva impedito di tornare a casa. E ci sono aziende in cui vengono fatte vessazioni nei confronti dei lavoratori frontalieri"

VARESE – Il tema della revoca dei permessi agli stranieri, finita alla ribalta dopo un servizio di Falò di qualche giorno fa, ha allertato anche le autorità italiane. E come spesso accade, quando si parla di relazioni transfrontaliere, qualcuno alza i toni. In questo caso si tratta della deputata alla Camera nelle fila di Italia Viva Maria Chiara Gadda, che esulando dall’argomento permessi, attacca il Ticino.

“Conosco il tema e lo vivo da vicino anche geograficamente”, ha dichiarato, abitando a Varese. “Il rapporto con il Ticino è molto complicato. Non con la Confederazione Elvetica, con il Ticino”, è la prima bomba.

“Da parlamentare ascolto le voci dei cittadini e delle aziende italiane in merito alle problematiche che hanno con alcuni territori del Ticino, problematiche che si sono aggravate durante l’emergenza sanitaria. La chiusura dei valichi minori è stata una questione che non si è verificata soltanto durante il covid e la revisione degli accordi tra Italia e Svizzera deve essere condizionata al rispetto dei lavoratori italiani”, ha affermato. Quando c’era la pandemia “sono stati fatti controlli alle dogane, senza avvertire le autorità italiane, lasciando i lavoratori frontalieri in fila anche per 3-4 ore. Tutte modalità che non vanno nella direzione della collaborazione tra due Paesi che sono amici. Subito dopo il covid si sono manifestate problematiche molto concrete, quando in Svizzera c’erano problemi per i nostri lavoratori ai quali veniva impedito di ritornare in Italia”.

Infine, “ci sono aziende in cui vengono fatte vessazioni nei confronti dei lavoratori transfrontalieri e non è accettabile”.

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