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24.09.2021 - 14:260

Il Consiglio Federale: "Non è compito della collettività finanziare i test a chi non si vuole vaccinare"

La gratuità dei test è stata prorogata fino al 10 ottobre, nel mentre viene posta in consultazione la proposta di pagarli fino a fine novembre a chi ha già ricevuto una dose di vaccino

BERNA - Le persone che hanno già ricevuto la prima dose di vaccino devono potersi sottoporre gratuitamente ai test necessari per il rilascio del certificato COVID fino alla fine di novembre. Questa la proposta adottata dal Consiglio federale nella sua seduta del 24 settembre 2021 e posta in consultazione. Per aver tempo per la consultazione, il Consiglio federale proroga di dieci giorni, cioè fino al 10 ottobre, l’assunzione dei costi dei test per tutti. Propone inoltre di agevolare l’accesso al certificato COVID ai turisti mediante l’istituzione di un apposito organo nazionale di notifica.

Dopo averne dibattuto a fondo, il Consiglio federale resta dell’opinione che non sia compito della collettività finanziare i test per le persone che non si vogliono vaccinare. La settimana scorsa sono stati eseguiti 600 000 test per il rilascio del certificato COVID. Con l’arrivo del freddo, il numero di test aumenterà probabilmente a un milione alla settimana. Questo significa che in caso di proroga illimitata della copertura dei test la Confederazione dovrebbe sostenere costi settimanali per circa 47 milioni di franchi.

Netto aumento delle vaccinazioni

Il Consiglio federale è consapevole che per molte persone decidere se farsi vaccinare o meno è un passo difficile. Quale contromisura alla situazione critica degli ospedali, il 13 settembre è stato esteso l’obbligo del certificato. Quest’estensione, unitamente alla situazione epidemiologica e all’aumento dei ricoveri, ha probabilmente indotto molte persone a farsi vaccinare dopo le ferie estive. All’inizio di agosto, infatti, si somministravano su tutto il territorio nazionale circa 8000 prime dosi al giorno e a metà settembre circa 20 000. Recentemente si è passati a circa 30 000.

Prorogata la gratuità dei test

Considerato l’aumento delle vaccinazioni, il Consiglio federale propone che la Confederazione finanzi ancora fino alla fine di novembre i test (test antigenici rapidi e test PCR salivari aggregati) delle persone che hanno ricevuto la prima dose, ma non hanno ancora il certificato. In questo modo è garantito che anche chi ha bisogno di più tempo per decidere non debba sostenere costi a causa dell’estensione dell’obbligo del certificato. Il Consiglio federale sottopone la proposta alla consultazione dei Cantoni, delle parti sociali e di altri ambienti, che avranno tempo fino al 28 settembre per esprimersi. La decisione è prevista nella seduta del 1° ottobre.

Per aver tempo per la consultazione e incentivare l’aumento delle vaccinazioni, il Consiglio federale posticipa di dieci giorni, dal 1° al 10 ottobre, il termine a partire dal quale i costi dei test antigenici rapidi finora assunti dalla Confederazione dovranno essere pagati di tasca propria. Fino a questa data tutti i test antigenici rapidi saranno rimborsati, inclusi quelli per il rilascio del certificato COVID.

Spese supplementari per circa 280 milioni di franchi

L’aumento, dal 13 settembre, del fabbisogno di test per i certificati COVID e la proroga di dieci giorni dell’assunzione dei costi genereranno spese supplementari stimate a 160 milioni di franchi. A questi se ne dovrebbero aggiungere altri 120 con il prolungamento fino alla fine di novembre del finanziamento dei test delle persone che hanno ricevuto soltanto la prima dose di vaccino.

Continuare a promuovere la vaccinazione

In ragione della bassa copertura vaccinale della popolazione, per la Svizzera si prospetta un inverno difficile. È vero che nelle ultime settimane i contagi e i ricoveri sono calati, ma il loro numero è ancora alto. Quando nei prossimi mesi la vita sociale riprenderà a svolgersi prevalentemente al chiuso, la circolazione del virus probabilmente ricomincerà a crescere e gli ospedali saranno di nuovo sotto pressione. Soltanto un netto aumento della copertura vaccinale permetterebbe di continuare a contenere la circolazione del virus. La vaccinazione è gratuita e sicura e protegge molto bene da un’infezione. Inoltre, chi si contagia nonostante sia vaccinato contrae molto più raramente una forma grave della malattia.

Coordinamento nazionale dei test PCR salivari aggregati

Nella sua seduta, il Consiglio federale ha inoltre deciso che, in aggiunta ai programmi di test cantonali, dalla metà di ottobre saranno coordinati a livello nazionale test PCR salivari aggregati per garantire lo svolgimento su larga scala di test in caso di focolai e test ripetitivi aggregati in tutti i Cantoni. I test ripetitivi nelle scuole, strutture sanitarie e aziende saranno gestiti da fornitori di servizi esterni. Inoltre, è posta in consultazione la possibilità di consentire la partecipazione individuale a pagamento a test PCR salivari aggregati per il rilascio del certificato di test COVID-19. Questa procedura permetterà un’identificazione più affidabile delle persone contagiate rispetto ai test antigenici rapidi.

Organo nazionale di notifica per i certificati COVID

Come deciso dal Consiglio federale il 17 settembre, tutte le persone immunizzate all’estero con un vaccino omologato dall’Agenzia europea dei medicinali che hanno bisogno di un certificato in Svizzera possono richiedere il certificato COVID svizzero. In questo modo s’intende agevolare anche ai turisti la partecipazione alla vita sociale nel nostro Paese.

È compito dei Cantoni controllare i documenti e rilasciare i certificati COVID. Per agevolare la richiesta del certificato alle persone che entrano in Svizzera e per sgravare i Cantoni, la Confederazione intende istituire un organo nazionale per la notifica elettronica dei certificati COVID. Questo permetterà a chi è stato vaccinato o è guarito all’estero di caricare elettronicamente le informazioni e i documenti necessari per il rilascio del certificato.

L’organo di notifica dovrebbe essere disponibile dall’11 ottobre. L’attuale periodo transitorio per l’impiego di certificati di vaccinazione leggibili dall’essere umano previsto fino al 10 ottobre sarà pertanto prorogato di due settimane fino al 24 ottobre. In questo modo tutte le persone che entrano in Svizzera avranno tempo sufficiente per ottenere il certificato. Il Consiglio federale sottopone a consultazione anche questa proposta fino al 28 settembre.

Le persone immunizzate all’estero con un vaccino che figura soltanto sull’elenco dell’OMS possono ottenere un certificato unicamente se risiedono in Svizzera. Gli interessati devono presentarsi di persona all’organo di contatto del loro Cantone di residenza.

Aggiornato l’elenco dei Paesi a rischio

In accordo con gli altri Stati Schengen, la Segreteria di Stato della migrazione ha aggiornato l’elenco dei Paesi a rischio: in considerazione dell’evoluzione della situazione epidemiologica, sono revocate le restrizioni per l’entrata in Svizzera delle persone in provenienza dall’Uruguay, mentre sono state introdotte restrizioni per chi giunge nel nostro Paese dall’Albania, dall’Armenia, dall’Azerbaigian, dal Brunei, dal Giappone e dalla Serbia. Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 27 settembre alle ore 00.00.

Non possono entrare in Svizzera i cittadini stranieri in provenienza da un Paese a rischio che desiderano soggiornare per un breve periodo nel nostro Paese, ma non possono attestare alcuna vaccinazione riconosciuta. Questo vale in particolare per i turisti. Le persone in possesso di un passaporto svizzero o di un permesso di soggiorno valido possono entrare in Svizzera da qualsiasi Paese in qualsiasi momento. Tutte le persone che entrano in Svizzera devono presentare un modulo d’entrata. Inoltre, chi non è vaccinato o non è guarito deve presentare un test negativo. Ulteriori informazioni sui requisiti per l’entrata in Svizzera sono disponibili sui siti web della Segreteria di Stato della migrazione e dell’Ufficio federale della sanità pubblica. Lo strumento online «Travelcheck» permette di verificare quali persone in provenienza da quali Paesi e a quali condizioni possono entrare in Svizzera.

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