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16.12.2022 - 07:240

Marina Carobbio: "Dimettermi ora sarebbe un atto di arroganza"

La senatrice, candidata al Consiglio di Stato, auspica una soluzione "per chiarire l’argomento, così da permetterci ora di tornare a parlare veramente di ciò che conta, ossia dei temi politici”

BELLINZONA - Marina Carobbio non si fa dettare i tempi. La senatrice, candidata al Consiglio di Stato sulla lista ‘Socialisti e Verdi’, non intende dimettersi in anticipo sui tempi: lo farà soltanto una volta eletta in Governo, dunque il prossimo 2 aprile. Intervistata dalla Regione, spiega il motivo della sua decisione: “Non sarebbe rispettoso e neanche serio dimettermi in anticipo da Berna per fare la campagna elettorale rinunciando all’impegno preso soprattutto considerando che ci sono temi importanti di cui mi occupo e che interessano direttamente il Ticino”.

Il problema riguarda le elezioni suppletive, di cui tanto si parla in queste settimane: la legge elettorale ticinese stabilisce che la “vacanza” di un senatore (il Ticino ne ha due) non può superare i 60 giorni; ma tra aprile e ottobre, quando ci saranno le elezioni nazionali, ballano sei mesi. Ergo: in primavera bisognerebbe organizzare le suppletive per sostituire Marina Carobbio, nel caso – scontato – in cui venisse eletta in Consiglio di Stato. Ma i tempi tecnici sono stretti, anche a causa del voto per corrispondenza e per il fatto che la stessa legge elettorale vieta di votare in luglio e agosto. Si rischierebbe dunque di arrivare all’elezione di ballottaggio (prevista per gli Stati) in settembre, e di dover tornare alle urne per le elezioni regolari il mese successivo. Le dimissioni anticipate di Carobbio (a fine anno, o all’inizio del 2023) permetterebbero invece di organizzare le elezioni suppletive in tempi ragionevoli.

Per questo il Partito socialista ha chiesto un incontro con le altre forze politiche per trovare una soluzione condivisa. Tra le ipotesi, individuare un subentrante a interim (con elezione tacita), o modificare la legge elettorale portando la “vacanza” da 60 giorni a 6 mesi (leggi qui). I partiti si ritroveranno il 20 dicembre.

Ma torniamo a Marina Carobbio, che ha spiegato i motivi della sua decisione di restare al Senato fino al 2 aprile: “Sono l’unica rappresentante ticinese nella commissione della sicurezza sociale e della sanità a Berna. A gennaio in commissione, e in marzo nel plenum, tratteremo l’iniziativa sul freno ai costi sanitari, quindi delle misure per arginare gli effetti sui premi. Sempre a gennaio tratteremo la 13esima Avs, molto urgente per rispondere all’erosione delle rendite e alle difficoltà dei pensionati (…). In un’altra commissione in cui siedo, quella che si occupa di ricerca, formazione e cultura, invece, a gennaio affronteremo proposte legate alla parità di genere, ma anche legate alla ricerca, che è importantissima per il Ticino…”.

La senatrice ritiene che “sarebbe un atto di arroganza nei confronti delle elettrici e degli elettori pretendere di avere già il seggio in Consiglio di Stato, perché la lista rossoverde è composta da candidati qualificati”.

E a chi, come l’UDC ritiene che le dimissioni anticipate dimostrerebbero rispetto per le istituzioni, Carobbio replica: “È proprio il rispetto delle istituzioni che mi ha fatto prendere questa decisione, e me ne assumo la responsabilità fino in fondo”.

Carobbio aggiunge di aver messo in conto che la sua candidatura al Consiglio di Stato “avrebbe suscitato reazioni negative da parte dei partiti di centrodestra, perché ciò permette di spostare l’attenzione da quella che è la vera novità di queste elezioni, e cioè la lista unitaria ‘Socialisti e Verdi’ che si pone come unica alternativa al sistema attuale”.

Poi riprende il concetto già espresso dalla copresidente del PS, Laura Riget: il Consiglio degli Stati rappresenta i cantoni, ma anche posizioni politiche, sulla base delle quali i senatori vengono eletti: “La componente della visione politica c’è eccome: se confrontiamo i miei voti con quelli di Marco Chiesa vediamo che a volte ho votato io seguendo le indicazioni del Cantone, altre volte lo ha fatto lui, altre ancora entrambi”.

Conclude con un auspicio: “Che si trovi una soluzione non ‘ad personam’ ma utile per affrontare e chiarire l’argomento, così da permetterci ora di tornare a parlare veramente di ciò che conta, ossia dei temi politici”.

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