POLITICA
De Rosa risponde a Cereghetti: "Chi non paga i premi è un costo per la collettività"
Per il Consigliere di Stato è nell'interesse generale verificare se queste persone non pagano perché non possono o perché non vogliono. Chi è in difficoltà non deve temere nulla, per chi fa il furbo serve un atteggiamento più severo"

BELLINZONA - Un sistema definito "un carro armato per combattere le mosche", assolutamente spoporzionato. Bruno Cereghetti non le ha mandate a dire commentando la legge che da ottobre porta i comuni a denunciare i morosi di cassa malati che non si presentano all'incontro coi loro funzionari. 

Per l'ex responsabile per 18 anni, fino al 2009, dell’Ufficio assicurazione malattia (Uam), si tratta di persone in grave difficoltà economica, con una storia di debiti e carenze beni importante, non di furbetti, e queste denunce non possono che aggravare la situazione, aumentando anche il carico di lavoro del Ministero Pubblico, già oberato di pratiche.

Interpellato da La Regione, il presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa risponde ad alcuni punti. "I morosi dei premi di cassa malati generano un costo annuo tra i 16 e i 23 milioni di franchi. Costi che ricadono su tutta la collettività. È nell'interesse generale verificare se queste persone non pagano perché non possono o perché non vogliono. Questa verifica viene svolta dai Comuni".

In base ai primi calcoli e le prime stime, sono previste un migliaio di denunce, secondo il direttore del DSS. "I timori sono comprensibili. Ma bisogna specificare che prima della denuncia al Ministero pubblico, il Comune sollecita i diretti interessati con un nuovo avviso. Lo scopo è quello di agganciare le persone in difficoltà e offrire loro sostegno. Lo ribadisco: chi non può pagare perché si trova in difficoltà non deve temere nulla. Anzi, potrebbe trovare consigli preziosi. Mentre con chi non vuole pagare i premi di cassa malati è giusto intervenire con un atteggiamento più severo".

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