POLITICA
Marchesi e Chiesa: sì, su Trump ci siamo sbagliati
"Le modalità narcisiste e arroganti con cui Trump ha preso alcune decisioni, hanno sorpreso e scontentato anche chi, come noi, si aspettava un’apertura verso il nostro Paese"

LUGANO - Sì, su Trump ci siamo sbagliati. Firmato Piero Marchesi e Marco Chiesa. Il Consiegliere Nazionale e il senatore UDC, lo scrivono in un articolo pubblicato stamane sulla Regione, in risposta a un editoriale di Daniel Ritzer. Il direttore del quotidiano bellinzonese aveva criticato i due esponenti democentristi, dipingendoli come un caso da manuale di “doppio standard sovranista”. Anche il Consigliere Nazionale PLR Simone Gianini (leggi articolo correlato), non ha mancato nelle ultime ore di sottolineare le incoerenze in casa UDC: esultanti dopo la rielezione di Donald Trump e oggi scandalizzati per i dazi applicati alla Svizzera. Della serie...begli amici i sovranisti! 

Ma torniamo a Chiesa e Marchesi: "Sgombriamo subito il campo: sì, quelle aspettative (per la rielezione di Trump, ndr.) sono state in gran parte disattese. E lo ammettiamo pubblicamente, senza fraintendimenti. È proprio questa la differenza tra chi si assume delle responsabilità politiche e chi si limita al ruolo – certamente più agioso – di editorialista del giorno dopo. Le modalità narcisiste e arroganti con cui Trump ha preso alcune decisioni – da ultimo i dazi contro la Svizzera – hanno sorpreso e scontentato anche chi, come noi, si aspettava un’apertura verso il nostro Paese, soprattutto alla luce del trattamento coi guanti riservato alla Gran Bretagna".

"Ciò detto - proseguono i democentristi ticinesi - confondere un accordo di sottomissione negoziato con l’Unione europea, che imporrebbe alla Svizzera giudici stranieri, diritto europeo e contributi miliardari, con una misura doganale protezionistica mercantilistica unilaterale imposta dagli Usa, è scorretto sul piano logico prima ancora che politico. A meno che non si voglia banalizzare tutto in nome della polemica a effetto. Noi rifiutiamo tanto il servilismo europeo quanto la sudditanza americana. Ma è evidente che un trattato epocale firmato consapevolmente da Berna con l’Ue ha un peso e un impatto ben diverso rispetto a un’imposizione da parte di Washington, imposizione che potrebbe peraltro rivelarsi temporanea".

 

 

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