POLITICA
L'MPS chiama la piazza: “Iniziativa sui premi, no all’aggiramento della volontà popolare”
Il movimento denuncia i tentativi di ritardare o svuotare l’iniziativa sul tetto del 10% del reddito disponibile e propone una manifestazione cantonale nelle prossime settimane
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L’MPS prende posizione e lancia un appello alla mobilitazione contro quello che definisce un tentativo di aggirare la volontà popolare sull’iniziativa che chiede di limitare i premi di cassa malati al 10% del reddito disponibile. Secondo il movimento, le discussioni delle ultime settimane confermano un dato politico “ormai evidente”: il Consiglio di Stato e la maggioranza di destra “non hanno alcuna reale intenzione di applicare integralmente e rapidamente quanto deciso dalla popolazione”.

Per l’MPS, dietro “il linguaggio tecnico” e i richiami alla “responsabilità finanziaria”, si nasconde in realtà “una scelta politica precisa: rinviare, ridimensionare e svuotare una misura che risponde a un bisogno sociale urgente della maggioranza della popolazione”.

Nel mirino del movimento c’è innanzitutto la proposta del governo di introdurre l’iniziativa “a tappe”, letta come “un chiaro tentativo di prendere tempo e limitare gli effetti concreti del voto popolare”. L’MPS osserva che, mentre “migliaia di famiglie, pensionati e salariati continuano a subire l’aumento insostenibile dei premi di cassa malati”, il Consiglio di Stato sceglierebbe deliberatamente di rinviare gli interventi necessari, subordinando “i diritti sociali agli equilibri di bilancio e agli interessi delle classi privilegiate”. Non si tratterebbe quindi, secondo il movimento, di un problema tecnico o amministrativo, ma di “una scelta politica di fondo: difendere le compatibilità finanziarie del sistema invece dei bisogni sociali della popolazione”.

L’MPS punta poi il dito contro la proposta avanzata dal Centro di separare le due iniziative discusse contemporaneamente, quella sul limite del 10% del reddito disponibile e quella della Lega sulle deduzioni fiscali dei premi. A suo giudizio, questa operazione mirerebbe “chiaramente a creare una corsia preferenziale per una misura fiscale che favorisce soprattutto i redditi medio-alti e i grandi contribuenti, in perfetta coerenza con gli orientamenti politici di Lega, PLR e Centro”. Da una parte, sostiene il movimento, “si rallenta una misura sociale destinata alla maggioranza della popolazione”; dall’altra “si accelera una misura fiscale che beneficia soprattutto una minoranza privilegiata”. È questa, per l’MPS, “la vera gerarchia politica della maggioranza cantonale”.

Ma il ragionamento va oltre la contingenza politica. Quanto sta avvenendo, afferma il movimento, mostra “ancora una volta i limiti strutturali della democrazia liberale, anche nella sua versione ‘semi-diretta’”. Quando infatti il voto popolare “mette realmente in discussione la distribuzione della ricchezza e implica un trasferimento di risorse a favore della maggioranza sociale”, le istituzioni e i partiti dominanti attiverebbero “ogni possibile strumento per neutralizzarne gli effetti: rinvii, reinterpretazioni, applicazioni parziali, vincoli finanziari, manovre parlamentari”.

Per l’MPS, il problema non è dunque soltanto il comportamento di questo o quel partito, ma “il funzionamento stesso di un sistema politico che accetta la volontà popolare solo finché essa non entra in contraddizione con gli interessi economici dominanti e con la tutela dei grandi patrimoni”. Una distanza crescente tra decisioni popolari e loro applicazione concreta che, avverte il movimento, alimenta “sfiducia, disillusione e crisi democratica”.

Nel documento trova spazio anche una riflessione più ampia sul nodo delle risorse. Per l’MPS, il continuo aumento dei premi di cassa malati non può essere affrontato senza rimettere in discussione le scelte fiscali degli ultimi anni. Il Cantone, si legge, privilegerebbe da tempo “politiche fiscali favorevoli ai grandi patrimoni, agli alti redditi e alle grandi fortune”, riducendo progressivamente le risorse disponibili per finanziare misure sociali e servizi pubblici.

La maggioranza politica, denuncia il movimento, sostiene di non avere margini finanziari per applicare rapidamente l’iniziativa, ma continua contemporaneamente a difendere “privilegi fiscali per i ceti più ricchi”. Se si vuole davvero ridurre il peso dei premi sulla popolazione, secondo l’MPS serve quindi “una politica fiscale redistributiva che faccia contribuire maggiormente grandi patrimoni e redditi elevati”. A questo proposito il movimento ricorda di avere tre iniziative pendenti in Parlamento che vanno “precisamente in questa direzione”.

Di fronte a questo scenario, per l’MPS “non basta la semplice opposizione parlamentare”. Serve invece “costruire una mobilitazione ampia, pubblica e unitaria”. Il movimento invita quindi partiti, sindacati, associazioni e tutte le persone che rifiutano “questo smantellamento dei diritti sociali e democratici” ad avviare rapidamente una discussione per costruire “una mobilitazione cantonale forte, capace di coinvolgere direttamente la popolazione”.

L’ipotesi messa sul tavolo è quella di “una grande manifestazione pubblica nelle prossime settimane”, che dovrebbe chiedere l’applicazione integrale dell’iniziativa popolare a partire dal 1° gennaio 2027, l’abbandono di ogni manovra politica volta a ritardare, svuotare o reinterpretare il voto popolare, una politica fiscale realmente redistributiva fondata su un maggiore contributo di grandi patrimoni e alti redditi e il congelamento delle disposizioni che prevedono il contributo dei pazienti ai costi delle cure a domicilio.

Per l’MPS, di fronte all’aumento continuo del costo della vita, alla crisi sociale e a quella che definisce “l’arroganza di una maggioranza politica che pretende di subordinare il voto popolare agli interessi delle classi privilegiate”, diventa necessario costruire “una mobilitazione forte, sociale e democratica”. Una mobilitazione che, secondo il movimento, dovrebbe iniziare subito, ma anche continuare e rafforzarsi dopo la pausa estiva, quando il dibattito sulle proposte concrete entrerà nel vivo. Perché, conclude il documento, “senza pressione popolare organizzata, anche le decisioni approvate dalla popolazione rischiano di restare lettera morta”.

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