I presidenti del Centro e del PLR propongono di modificare la legge sull'ordinamento giudiziario introducendo l'esame attitudinale e abrogazione del diritto individuale d’opzione

I presidenti del Centro e del PLR, Fiorenzo Dadò e Alessandro Speziali, hanno presentato oggi un'iniziativa parlamentare elaborata che potrebbe segnare, se troverà i necessari consensi in Parlamento, l'inizio di una nuova era per la Giustizia ticinese e la fine di polemiche, magheggi e ritardi. Pubblichiamo integralmente il testo dell'atto parlamentare, che giunge a due settimane dalla sessione del Gran Consiglio nel corso della quale verranno decise una decina di nomine nelle diverse istanze giudiziarie.
"La presente iniziativa rappresenta un’azione propositiva rispetto all’attuale situazione di stallo e alle polemiche sorte nell’ambito delle nomine dei magistrati. È vero: il cosiddetto “caos TPC”, con la conseguente destituzione di due giudici del Tribunale penale cantonale, ha costituito senza dubbio una ferita importante per il Potere giudiziario ticinese. Tuttavia, appare inspiegabilmente eccessiva la durata delle procedure di elezione volte a designare i nuovi magistrati nei seggi vacanti. Vi è infatti un interesse pubblico primario affinché le cariche dello Stato siano completate e assegnate in tempi brevi. Inoltre, occorre ricordare che a queste procedure partecipano persone che devono poter conoscere, entro termini ragionevoli, quale sarà il loro futuro professionale.
Particolarmente problematico, per l’autorità di nomina qualunque essa sia, è il diritto di opzione all’interno delle Camere del Tribunale di appello. Tale facoltà non consente infatti all’autorità di individuare il candidato migliore per la specifica funzione da ricoprire. Peraltro, il diritto di opzione non è previsto in altri ordinamenti. In questo senso, esso dovrebbe quindi essere abrogato.
Nell’ottica di conferire maggiore oggettività alle procedure di elezione, occorre inoltre prevedere un esame scritto e una prova orale. Le relative valutazioni dovrebbero essere accessibili almeno ai deputati che fanno parte dell’autorità di nomina. L’esame scritto, evidentemente, non deve avere natura puramente giuridica o accademica, ma dovrebbe essere multidisciplinare, comprendendo anche aspetti di gestione del personale e competenze manageriali. Per garantire la massima qualità e imparzialità, tali prove dovrebbero essere organizzate e valutate da un istituto altamente qualificato della Svizzera interna, ad esempio le Università di Basilea, Lucerna, Zurigo o Neuchâtel.
Occorre inoltre introdurre una valutazione attitudinale del candidato tramite un processo di assessment affidato a un istituto specializzato esterno al Cantone, analogamente a quanto avviene a livello federale.
Da tale valutazione deriverebbe evidentemente una graduatoria. L’elezione del candidato meglio classificato potrebbe costituire una possibilità, senza però assumere carattere vincolante o determinante. Anche le prove potrebbero essere adattate ai singoli candidati, proprio per cogliere aspetti decisivi in relazione alla carica prevista. Per questa ragione, l’esame deve servire a valutare l’idoneità all’elezione, senza però predeterminarla.
L’importanza della valutazione attitudinale consiste nel permettere di individuare in modo oggettivo e fondato una rosa di candidati particolarmente idonei. L’elezione in quanto tale, per contro, deve rimanere di competenza del Parlamento.
Per queste ragioni si propone una modifica legislativa elaborata secondo i seguenti criteri:
abrogazione del diritto individuale di opzione da una Camera all’altra del Tribunale di appello;
introduzione di un esame scritto e di una prova orale, con valutazioni accessibili all’organo di nomina, organizzati da un istituto universitario competente;
introduzione di una valutazione attitudinale alla carica postulata tramite un processo di assessment;
definizione di una rosa di candidati idonei.
La presente iniziativa parlamentare mira dunque a migliorare il sistema di elezione senza stravolgerlo. Alla luce di quanto esposto, è importante che la nuova procedura di selezione non comporti una dilatazione dei tempi di nomina.
L’assetto costituzionale rimane invariato: il Gran Consiglio continua a essere l’autorità di nomina e viene mantenuta la Commissione di esperti indipendenti. Del resto, lo stesso articolo 80 della Costituzione cantonale stabilisce che la legge definisce l’organizzazione giudiziaria, le competenze, le procedure, i requisiti di formazione professionale e l’età massima dei magistrati. La Carta fondamentale è volutamente essenziale; spetta quindi alla legge disciplinare modalità, dettagli e ulteriori esigenze. Non si rende pertanto necessaria una revisione costituzionale2.