POLITICA
Tassa sulla salute, la perizia dà ragione al Governo. Il PLR: “Vitta aveva visto giusto”
Per l’Esecutivo la misura italiana è un’imposta e viola gli accordi fiscali. Il PLR incalza Berna e rilancia il blocco dei ristorni
TiPress / Pablo Gianinazzi

BELLINZONA - La cosiddetta “tassa sulla salute” voluta dall’Italia per i frontalieri compie un passo decisivo verso lo scontro istituzionale. La perizia giuridica commissionata dal Consiglio di Stato al professor Pascal Hinny, ordinario di diritto tributario all’Università di Friborgo, conclude infatti che il provvedimento costituisce a tutti gli effetti un’imposta. E proprio in quanto imposta, il suo eventuale prelievo violerebbe gli accordi fiscali tra Svizzera e Italia.

Il tema riguarda i cosiddetti “vecchi frontalieri”, ossia i lavoratori toccati dal nuovo accordo fiscale entrato in vigore il 17 luglio 2023 e applicabile dal 1° gennaio 2024. Il Parlamento italiano, nell’ambito della legge di bilancio, ha previsto la possibilità per le regioni di frontiera di introdurre un “contributo di compartecipazione al servizio sanitario nazionale”, la cosiddetta tassa sulla salute. Ma per il Ticino il problema è giuridicamente sostanziale: quel contributo, dietro il nome apparentemente tecnico, avrebbe la natura di una vera e propria imposta sul reddito da lavoro.

Ed è qui che si inserisce la conclusione della perizia. Secondo lo studio, la Convenzione contro le doppie imposizioni e il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri attribuiscono alla Svizzera il diritto di imposizione esclusiva sui redditi da attività lucrativa dei “vecchi frontalieri”. Se dunque enti territoriali italiani dovessero prelevare unilateralmente una tassa sullo stesso reddito, ci si troverebbe di fronte a una violazione degli accordi esistenti.

Il Consiglio di Stato prende così atto di un parere che rafforza nettamente la posizione ticinese. Nelle prossime settimane il Governo si confronterà con l’autorità federale competente, con l’auspicio che Berna sostenga le ragioni della Svizzera e del Cantone Ticino. Solo a quel punto deciderà come muoversi sul delicato dossier dei ristorni fiscali all’Italia.

Ed è proprio qui che il PLR alza il tono. Per i liberali radicali, la perizia dà pienamente ragione alla linea sostenuta dal direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Il partito legge il parere del professor Hinny come una conferma inequivocabile: la tassa sulla salute non è un contributo accessorio, ma un’imposta in contrasto con il quadro pattizio tra i due Paesi.

Da qui la richiesta a Berna di smetterla con la prudenza e di intervenire con decisione nei confronti di Roma a tutela degli interessi ticinesi. Nel mirino del PLR finisce in particolare l’atteggiamento del Consiglio federale e del ministro dell’economia Guy Parmelin, accusati di essersi mossi finora con eccessiva cautela su una questione che invece, secondo il partito, richiederebbe fermezza e chiarezza.

Ma il passaggio più politicamente pesante è un altro. Per il PLR, se l’Italia non dovesse fare marcia indietro, l’ipotesi di un blocco totale o parziale dei ristorni d’imposta per i frontalieri sarebbe ormai più che giustificata. Una linea che Christian Vitta aveva già evocato nei mesi scorsi e che ora, alla luce della perizia, i liberali radicali rilanciano apertamente.

Il dossier, insomma, entra in una fase più dura. Non si tratta più soltanto di un confronto tecnico tra interpretazioni fiscali, ma di una questione che tocca il rispetto degli accordi internazionali, la credibilità delle relazioni con l’Italia e la difesa degli interessi del Ticino. E se davvero la tassa sulla salute dovesse prendere forma nelle regioni di confine, il braccio di ferro sui ristorni potrebbe diventare il prossimo terreno di scontro. 

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