"L’unico e fondamentale obiettivo e dovere da parte di chi conduce il Paese sarebbe stato quello di far sapere alla cittadinanza di esserci e di presidiare con attenzione quanto sta accadendo nel nostro Cantone"

di Fiorenzo Dadò *
Il nostro Cantone sta attraversando una delle crisi istituzionali più gravi dal dopoguerra. La situazione è molto seria, sia per quanto riguarda i fatti accaduti nelle ultime settimane, sia per le conseguenze che un’inadeguata gestione di questa crisi potrà produrre a livello istituzionale, compromettendo la fiducia e quindi il futuro del Ticino.
Un consigliere di Stato si è dimesso a seguito di fatti gravi che sono al vaglio delle autorità preposte. Una donna ha perso la vita in circostanze che suscitano forti e inquietanti interrogativi nella popolazione e che la magistratura sta chiarendo. Un docente si trova attualmente in carcere per presunti abusi su allieve minorenni e, stando alle informazioni emerse in questi giorni, anche alcune colleghe avevano ricevuto attenzioni non richieste da parte sua e lo avevano segnalato a chi di dovere.
La cittadinanza da Airolo a Chiasso, nonostante le ferie estive, è molto attenta e si sta ponendo domande non di poco conto, alle quali sono chiamati a rispondere ovviamente gli organi preposti, e su questo non ci piove. Nel comunicato stampa diffuso venerdì scorso, il partito che presiedo ha denunciato la gravità della situazione, mettendo in luce la completa assenza del governo (come già visto altre volte in passato) che, ovviamente, non è chiamato a svelare segreti di Stato, ci mancherebbe, ma quantomeno avrebbe dovuto esprimere immediatamente due parole di vicinanza alle persone toccate da questi drammi, come pure alla popolazione tutta, incredula e attonita per il momento storico eccezionale e per alcuni aspetti drammatico che stiamo vivendo.
L’unico e fondamentale obiettivo e dovere da parte di chi conduce il Paese sarebbe stato quello di far sapere alla cittadinanza di esserci e di presidiare con attenzione quanto sta accadendo nel nostro Cantone per non alimentare questa situazione di degrado, a cui stiamo assistendo oramai da troppi anni, e di cui oggi noi raccogliamo i frutti indigesti.
Le prese di posizione apparse lunedì da parte di alcuni colleghi sulle pagine di questo giornale lasciano esterrefatti. Probabilmente non hanno capito la gravità di quanto sta succedendo e lo smarrimento che serpeggia nella cittadinanza: basterebbe parlare con la gente per rendersene conto. Si va da chi solleva la separazione dei poteri a chi sostiene che chi denuncia il perdurare di questi silenzi alimenta le speculazioni e la crisi. C’è poi chi, ovviamente, come spesso succede, sostiene che sono altri i problemi di questo Cantone. Poi c’è chi sostiene che non c’è nulla da comunicare e che si corre solo il rischio di anticipare conclusioni affrettate. Infine troviamo pure chi utilizza lo spazio concesso gentilmente da questo giornale per chiedere che i lavori delle commissioni parlamentari – che stanno giustamente approfondendo la potenziale invasione di campo nella magistratura da parte del consigliere di Stato – vengano sospesi, dimenticandosi però di comunicarlo alla commissione che sta svolgendo il lavoro, della quale lui stesso è membro.
Insomma, le ricette sono tante e confuse, ma quello che resta sono l’incertezza e lo smarrimento generali tra i cittadini, che potrebbero invece essere almeno in parte attenuati con una semplice dimostrazione di coraggio e di presenza da parte di chi dovrebbe condurre questo Paese, dimostrando quindi quella leadership indispensabile di fronte alle difficoltà. Una presenza che verrebbe senz’altro gradita dalla cittadinanza se chi è chiamato a condurre il Paese prendesse appunto la parola. Una semplice parola per dire che cosa? Ci siamo!
* presidente Il Centro