L’iniziativa viene nettamente bocciata a livello nazionale. Nel nostro Cantone i contrari si fermano invece al 51,75%. I promotori: “Continueremo a lottare”

La Svizzera non vuole irrigidire le regole della propria neutralità. L’iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità svizzera”, promossa da Pro Svizzera e sostenuta dall’UDC, è stata nettamente bocciata oggi alle urne. Le proiezioni nazionali indicano una quota di contrari attorno al 70%.
Un risultato senza appello a livello svizzero, ma con una significativa eccezione: il Ticino. Nel nostro Cantone la votazione è rimasta sul filo di lana e l’iniziativa è stata respinta soltanto dal 51,75% dei votanti, contro il 48,25% di favorevoli. La partecipazione si è attestata al 46%.
Una differenza di quasi venti punti rispetto al risultato nazionale, che conferma una sensibilità ticinese decisamente diversa sul tema della neutralità. Anche nelle principali città il risultato è stato relativamente equilibrato: a Lugano i contrari sono stati il 51,48%, a Locarno il 53,84%, mentre a Bellinzona hanno raggiunto il 55,47%.
L’iniziativa chiedeva di iscrivere nella Costituzione il principio di una neutralità permanente e armata, limitando fortemente la possibilità per la Confederazione di aderire a sanzioni contro Stati belligeranti, salvo quelle decise dall’ONU. Prevedeva inoltre che la Svizzera non potesse aderire ad alleanze militari o di difesa, salvo il caso di un attacco diretto o della preparazione di un attacco contro il Paese.
Il fronte favorevole sosteneva che una definizione più rigorosa avrebbe protetto la Svizzera dai conflitti internazionali e rafforzato la credibilità del suo tradizionale ruolo di mediazione. Consiglio federale e Parlamento si erano invece opposti, ritenendo che un'impostazione troppo rigida avrebbe limitato il margine di manovra della politica estera e di sicurezza.
La prima reazione arrivata dal fronte dei promotori è quella della granconsigliera bernese UDC Stephanie Gartenmann, membro del comitato d’iniziativa e dell’esecutivo di Pro Svizzera. “Continueremo a lottare”, ha assicurato dopo il risultato, esprimendo il timore che la neutralità svizzera possa essere progressivamente indebolita. Gartenmann ha chiamato direttamente in causa anche il consigliere federale Ignazio Cassis, ricordando la sua promessa secondo cui la Svizzera rimarrà neutrale: “Seguiremo tutto con molta attenzione”.
La sconfitta dei promotori è dunque pesante sul piano nazionale. Ma il 48,25% raccolto in Ticino racconta una storia decisamente diversa: a sud delle Alpi l'idea di una neutralità più rigorosamente definita ha praticamente diviso a metà l'elettorato.