POLITICA
Proteste giovanili, il PLR avverte il PS: "Richiami la GISO. La violenza va condannata senza ambiguità"
In vista dello sciopero giovanile del 20 novembre, i liberali radicali chiedono una condanna netta delle violenze e quattro misure per rafforzare sicurezza e ordine pubblico

BELLINZONA – “Il diritto di manifestare va difeso. La violenza, invece, va condannata senza ambiguità”. Il PLR interviene nel dibattito sulle proteste giovanili annunciate anche in Svizzera e chiama direttamente in causa il Partito socialista e la sua sezione giovanile.

Lo sciopero internazionale è previsto per il prossimo 20 novembre e coinvolgerà anche il Ticino. La mobilitazione, promossa contro l’aumento delle spese militari e le politiche di austerità, vedrà la partecipazione di GISO, SISA, Sciopero per il Clima, GSsE, Gioventù Comunista e Giovani Verdi. 

A sollevare l’allarme dei liberali radicali sono soprattutto i gravi disordini scoppiati recentemente in Francia e la presenza alle manifestazioni parigine di alcuni rappresentanti della Gioventù Socialista svizzera. Il PLR precisa che “partecipare a un corteo non equivale a commettere atti violenti”, ma ritiene “insufficiente fermarsi a questa distinzione”.

“Da una forza politica ci aspettiamo una presa di distanza chiara da chi devasta e aggredisce”, afferma il partito.

“Il PS richiami la propria sezione giovanile”

L’affondo è rivolto direttamente al PS: “Chiediamo al Partito socialista di richiamare la propria sezione giovanile alle sue responsabilità”. Per il PLR, la mobilitazione annunciata in Svizzera impone una posizione inequivocabile prima ancora che le manifestazioni abbiano luogo: “In Ticino, come nel resto della Svizzera, il confronto politico deve passare dalle idee, non dalla paura e dalla distruzione”.

Le quattro richieste

La presa di posizione non si limita all’attacco politico. I liberali radicali avanzano quattro proposte per rafforzare gli strumenti a disposizione delle autorità:

    • estendere da 24 a 48 ore la durata dell’arresto provvisorio;
    • rafforzare la sorveglianza degli estremisti violenti;
    • introdurre pene più severe per le aggressioni contro gli agenti di polizia;
    • chiamare vandali e autori di disordini a rispondere concretamente delle proprie azioni.

“Difendere la libertà di manifestare significa anche tutelare la sicurezza della popolazione e di chi ogni giorno lavora per proteggerla. Il confronto è democrazia, la violenza no”.

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