Parla il dottor Michele Palazzuolo, ha maturato esperienza specifica su questa tecnica durante una fellowship in Australia: "Un'alternativa per i pazienti più giovani e attivi"

di Marco Bazzi
Dolore all'inguine, difficoltà nei movimenti quotidiani, prestazioni sportive che calano progressivamente. Sono spesso questi i primi segnali di un'anca che si sta consumando e che, nei casi più avanzati, può richiedere un intervento chirurgico. Una nuova opzione terapeutica è ora disponibile anche in Ticino. Si tratta del rivestimento dell’anca (resurfacing) in ceramica, una procedura che punta a preservare gran parte dell'osso naturale del paziente e che si rivolge in particolare alle persone più giovani e fisicamente attive.
Ne abbiamo parlato con il dottor Michele Palazzuolo, chirurgo ortopedico specializzato nelle patologie dell'anca presso Ars Medica. Il medico ha maturato esperienza specifica su questa tecnica durante una fellowship in Australia e ha contribuito alla ricerca scientifica internazionale sul resurfacing con varie pubblicazioni sul tema.
Dolore e limitazione funzionale: i campanelli d'allarme
"I problemi all'anca si manifestano generalmente con una combinazione di dolore e limitazione funzionale", spiega il dottor Palazzuolo. I sintomi più frequenti sono il dolore all'inguine o nella parte laterale dell'anca, talvolta associati a fastidi che compaiono in determinate posizioni o dopo essere rimasti seduti a lungo. A questi si aggiunge spesso una progressiva difficoltà nell'eseguire gesti quotidiani che un tempo risultavano naturali, come infilare o togliere le scarpe. Negli sportivi il problema può emergere anche attraverso un calo delle prestazioni o l'impossibilità di eseguire movimenti che fino a poco tempo prima erano perfettamente normali. La causa è spesso l'usura della cartilagine articolare, favorita dall'età, dall'attività fisica, da traumi pregressi o da particolari conformazioni anatomiche dell'anca.
La protesi tradizionale e la nuova alternativa
Fino a oggi, nei casi di artrosi avanzata, il trattamento standard era rappresentato dalla protesi totale dell’anca. "L'intervento classico - spiega Palazzuolo - prevede la rimozione della testa e del collo del femore e l'inserimento di uno stelo metallico all'interno dell'osso. Sul lato del bacino viene poi impiantata una coppa che sostituisce la parte articolare consumata e accoglie la componente femorale".
Si tratta di una procedura consolidata, sicura ed estremamente efficace, ma che comporta la sostituzione di una parte importante dell'osso naturale. La novità è rappresentata, appunto, dal cosiddetto “resurfacing” in ceramica: "Invece di tagliare e sostituire completamente l'articolazione, si conserva la testa del femore, che viene rimodellata e rivestita con una componente protesica in ceramica. In questo modo si mantiene gran parte dell'osso del paziente e si preserva più fedelmente l'anatomia naturale dell'anca".
Pensato per i pazienti più giovani
Il resurfacing non è però indicato per tutti. “È una soluzione pensata soprattutto per pazienti giovani o relativamente giovani, indicativamente fino a 60 anni, che desiderano mantenere un livello elevato di attività fisica - afferma il chirurgo. Rispetto alla protesi tradizionale, infatti, questa tecnica consente infatti di preservare maggiormente il patrimonio osseo e di mantenere una biomeccanica molto vicina a quella naturale. Inoltre, grazie alle dimensioni della testa femorale, il rischio di lussazione risulta particolarmente basso. Il resurfacing consente generalmente un ritorno più agevole a sport particolarmente impegnativi. Tra gli esempi più noti c'è l'ex numero uno del tennis mondiale Andy Murray, che ha continuato a competere nel circuito ATP dopo essere stato sottoposto a un intervento di resurfacing dell'anca. Anche molti atleti di discipline come hockey, arti marziali, calcio e rugby hanno beneficiato di questa soluzione”.
Intervento importante, ma recupero rapido
Dal punto di vista chirurgico non si tratta di una procedura mini-invasiva. "È un vero e proprio intervento chirurgico, con anestesia e ricovero ospedaliero, esattamente come per una protesi tradizionale”, dice Palazzuolo.
La degenza ospedaliera è generalmente di un paio giorni e l’intervento è coperto dall’assicurazione malattia. Successivamente è necessario un periodo di circa sei settimane durante il quale il paziente può camminare e muoversi normalmente, osservando però alcune precauzioni per consentire una corretta integrazione tra osso e impianto: "All'inizio bisogna essere un po' più prudenti rispetto a una protesi tradizionale. Ma una volta superata questa fase, le limitazioni sono generalmente inferiori i pazienti possono generalmente tornare a svolgere attività anche molto impegnative ".
Una tecnica appresa in Australia
Il dottor Palazzuolo ha perfezionato questa tecnica durante un anno di attività professionale in Australia, dove il resurfacing viene utilizzato da molti anni nei pazienti giovani e sportivi."Sono rientrato in Ticino l'anno scorso dopo un'esperienza dedicata esclusivamente alla chirurgia dell'anca dell'adulto attivo e del giovane adulto. Abbiamo iniziato a proporre anche qui il resurfacing in ceramica, che finora non era disponibile nel nostro Cantone e che rappresenta l'evoluzione più recente di questa tecnologia. Le precedenti generazioni di resurfacing utilizzavano componenti metalliche che, in una minoranza di casi, potevano essere associate a problematiche legate al rilascio di particelle metalliche. "La nuova generazione in ceramica elimina questo rischio e amplia ulteriormente le possibilità di utilizzo della tecnica”.
Un approccio personalizzato
Il dottor Palazzuolo è tra i pochi chirurghi in Svizzera con esperienza clinica e scientifica specifica nel resurfacing dell'anca, inclusa la nuova generazione di impianti in ceramica. "La chirurgia dell'anca è la mia area di specializzazione. Mi occupo di protesi tradizionali, resurfacing e interventi di preservazione articolare nei pazienti che non hanno ancora sviluppato un'artrosi avanzata. La scelta del trattamento viene sempre personalizzata. Non esiste, infatti, una soluzione uguale per tutti: bisogna valutare l'età, l'anatomia, la qualità ossea, il livello di attività e le aspettative del paziente. L'obiettivo è individuare la strategia migliore per ogni singola persona”.