Politica
24.11.2015 - 12:120
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Scuola, il PS contro tutti. «La tempistica è sbagliata». Ghisletta: «rischiamo di aspettare 10 anni»

In Gran Consiglio si discute dell'iniziativa sulla scuola media. Per Polli (PLR) e Franscella (PPD) si doveva attendere il documento del DECS "La scuola che verrà" prima di affrontare il tema, e i costi sono eccessivi.

BELLINZONA - La scuola al centro del dibattito in Gran Consiglio di questo pomeriggio, con l'iniziativa "Rafforziamo la scuola media - Per il futuro dei nostri giovani". Il PS è solo contro tutti, anche per la tempistica. E i costi, al momento, son giudicati dai contrari troppo elevati. «A distanza di poco tempo dalla bocciatura da parte del popolo su "Aiutiamo le scuole comunali" ci troviamo davanti ad un'iniziativa simile, che ha a che fare con la scuola media», spiega il pipidino Claudio Franscella. «È un déjà-vu, con un costo molto elevato, 45 milioni di franchi se l'iniziativa passasse, di cui 7,5 a carico dei Comuni, i quali tra l'altro hanno ben poco a che vedere con le scuole medie. Questo ha destato perplessità, e rende ancor meno accettabile l'iniziativa. Non dobbiamo dimenticare che se passasse ci sarebbero degli investimenti da fare sufficienti a far capire che è utopico trovare le risorse per questi interventi, che nella maggior parte dei casi per noi non risultano indispensabili per il miglioramento della scuola». Si può riflettere su alcuni interventi, precisa Franscella, citando un'iniziativa di PLR e PPD, ma che erano transitori e comportavano costi minori. «Diciamo no oggi, e non vogliamo disconoscere le proposte o abbandonare la scuola media, che vive un momento difficile e ha bisogno di attenzione, ma riteniamo opportuno attendere il messaggio "La scuola che verrà". Dopo questo valuteremo l'efficacia di quanto proposto da questa iniziativa e dalla nostra. Siamo convinti che non serve più mettere cerotti, si deve fare una riforma per la scuola, ed ora sta arrivando». Il PS vuole andare avanti. «Secondo me è una forzatura voler andare davanti al popolo. Si rischia un'altra bocciatura quando la discussione si potrebbe fare in modo più tranquillo. Capisco i termini, ma il pericolo è una seconda sconfitta». «Come gruppo PLR rifiutiamo l'iniziativa»: non ha dubbi Maristella Polli, che interverrà in questo senso. «Con il documento "La scuola che verrà", elaborato dal DECS e in consultazione, avremmo dovuto aspettare a parlare di questa iniziativa, avendo in discussione la riforma della scuola». L'onere finanziario ha certamente il suo peso nel no. «Si tratta di una richiesta dietro l'altra, con un grosso investimento finanziario: 40 milioni di gestione corrente e 100-120 milioni di investimenti logistici. In un momento nel quale il nostro patrimonio finanziario è decisamente in crisi non ci pare il caso di entrare nel merito delle proposte. Se si andasse in votazione popolare ora, e vincesse il sì, una parte di ciò che chiede il DECS verrebbe a cadere». Anche PLR e PPD hanno un atto con "misure puntuali per intervenire sulla scuola» su cui si è deciso di soprassedere attendendo "La scuola che verrà"». «Ma ora per una decisione interna del PS si è deciso di andare al Gran Consiglio», attacca Polli. «Mi chiedo come mai nella passata legislatura, quando Bertoli aveva chiesto di soprassedere all'iniziativa, è stato fatto. Ora sono cambiati i commissari e Ghisletta ha chiesto di evadere la sua iniziativa. Non si capisce come mai ora vogliano andare avanti». Giriamo la domanda proprio a Raoul Ghisletta. «Il problema è che chissà quanto dovremo aspettare per il documento del DECS. "La scuola che verrà" al momento è qualcosa di approssimativo, non si sa che cosa succederà. L'attesa non ci sembrava saggia, non vorremmo arrivare a votare dopo 10 anni un'iniziativa del 2011. La scuola ha bisogno urgentemente di misure, poiché ha un peso sempre maggiore non solo educativo». Il PS sarà solo contro tutti? «No, è un'iniziativa che troverà l'appoggio di tante persone, non sono temi partitici e l'argomento è parlarne alla popolazione». Nel suo intervento, Ghisletta ha sottolineato che rinunciare per motivi economici a ridurre le classi sarebbe peccato, così come non introdurre le mense ostacolerebbe la conciliazione scuola-famiglia, mentre il rischio è di penalizzare gli allievi migliori e, senza un miglioramento dell'orientamento, quelli indecisi. «Quando si valutano i costi di una proposta occorrerebbe valutare anche tutti i vantaggi, diretti e indiretti. Occorre valutare costi e vantaggi per lo Stato, per la società, per l’economia, per le famiglie, per i ragazzi, in particolare dei ceti medio-bassi. Cosa che non è assolutamente stata fatta in questo caso. Se lo si facesse nessuno potrebbe dubitare che vale la pena approvare l’iniziativa popolare a favore del rafforzamento della scuola media».
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