POLITICA
I numeri dell'assistenza: aumenta chi vi ritorna
Uno studio evidenzia come le categorie più fragili siano i giovani e chi è vicino all'età di pensionamento. Cresce anche chi lavora a tempo parziale o su chiamata ma necessita comunque dell'aiuto
BELLINZONA - Un'analisi relative alle persone in assistenza, commissionata dal Dipartimento Sanità e Socialità alla collaboratrice scientifica Elena Sartoris, fa emergere alcuni dati interessanti.Negli ultimi anni il numero di chi richiede le prestazioni assistenziali è costantemente aumentato. Le categorie più fragili sono i giovani tra i 20 e i 29 anni e le persone vicine all’età del pensionamento (50-59 anni). Diminuisce il periodo medio in cui si beneficia delle prestazioni, dato che il 37% delle domande sono state chiuse entro sei mesi, il 53% in un anno e solo il 16% ha superato i tre anni. In tempi non sospetti, la chiusura era determinata dal fatto che il beneficiario otteneva altre rendite (AVS/AI) e in pochi casi dal reinserimento nel mercato del lavoro. Ora, i dati si sono capovolti: in percentuale, aumentano le persone che smettono di chiedere l'assistenza perché hanno trovato un lavoro (nel 26% dei casi, mentre nel 29% delle situazioni il motivo della chiusura del dossier rimane sconosciuta).Preoccupante è l'aumento del numero di persone che, dopo essere uscite dall'assistenza, vi rientrano (il 13%). Sartoris ha spiegato che «non vi è tanto un problema di cronicità dovuto a una lunga permanenza in assistenza, ma piuttosto ha confermato che una parte non trascurabile dei beneficiari esce e rientra più volte in assistenza. L’uscita dall’assistenza anche solo per brevi periodi può essere tuttavia vista come un elemento positivo».Dal punto di vista socio-demografica si è visto un aumento di celibi e nubili (dal 42% al 49%), di persone senza figli (dal 71% al 73%), di disoccupati ed anche di chi lavora. Il 17% di chi domanda di avere le prestazioni dell'assistenza ha infatti un impiego, con un aumento di quelle che lo hanno però a tempo parziale o su chiamata (dal 58% al 68%).La disoccupazione rimane comunque il motivo principale di entrata in assistenza.
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