Politica
21.12.2015 - 16:570
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Il PPD non molla e lancia una nuova moratoria

Dopo le reazioni all’affossamento per un solo voto della moratoria sugli studi medici, scatta l’iniziativa cantonale

BELLINZONA – Dopo le reazioni di sdegno al voto del Consiglio nazionale, che con un solo voto di scarto ha bocciato il rinnovo della moratoria sugli studi medici, il Partito popolare democratico annuncia oggi che nel corso della prossima seduta del Gran Consiglio presenterà un’iniziativa cantonale per protrarre per 5 anni la moratoria, invitando tutte le forze politiche a firmarla. «Il cantone Ticino, di concerto con altri cantoni che vivono gli stessi problemi, potrà in tal modo esercitare pressioni sulle Camere federali su un tema di grande importanza per l’evoluzione dei costi della salute nei cantoni periferici», si legge nel comunicato. «Il siluramento da parte del Consiglio nazionale del progetto di legge che avrebbe consentito una soluzione durevole all’afflusso di medici dall’estero ha suscitato grandi preoccupazioni in tutto il Cantone Ticino», continua la nota del PPD. L’ambito medico ambulatoriale – viene ricordato - corrisponde al 40 percento dei costi LAMal in Ticino, per un importo, in termini assoluti, di circa 580 milioni di franchi annui. «Ricordiamo che il regime della moratoria all’apertura di nuovi studi medici è stato applicato, con alcune varianti, dal 2002 a fine 2012 ed è poi stato reintrodotto, per tre anni, a metà 2013, permettendo di contenere il forte afflusso sul mercato di medici, segnatamente di specialisti», sottolineano i popolari democratici. «Vista la sua importanza il legislatore federale aveva proposto una base giuridica per fissare nel lungo termine i meccanismi volti ad arginare l’aumento e soprattutto l’afflusso di medici stranieri e mitigare con ciò gli effetti della libera circolazione delle persone sull’aumento dei costi nel settore ambulatoriale. Soluzione che è poi purtroppo stata bocciata per un voto dal Consiglio nazionale il 18 dicembre». Proponendo la reintroduzione di una nuova moratoria per 5 anni, il PPD sottolinea che questo strumento, «così come era stato impostato, rispondeva perfettamente al principio del federalismo di conferire autonomia ai cantoni nell’adozione di soluzioni differenziate in funzione dei propri bisogni sanitari».
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