Politica
24.09.2018 - 10:000
Aggiornamento : 25.09.2018 - 18:46

"Un'abile manovra per affondare Bertoli". Alle urne c'era solo la scuola o anche il DECS?

Righini accusa: "il PLR ha remato contro, d'altronde vuole il Dipartimento", Caprara sorride. E Verdi, MPS e PC...

BELLINZONA – Una bocciatura di una riforma scolastica oppure di un Ministro, di un partito? Dietro al no a La Scuola che verrà ci sono state anche sicuramente manovre politiche, a sette mesi dalle elezioni: lo pensano in tanti e il primo a non nasconderlo è il presidente socialista Igor Righini. “Qualcuno al di fuori non ha remato abbastanza perché le mire erano altre. In particolare il PLR quando è andato in campagna per la sua presidenza ha dichiarato che volevano il DECS e queste cose stanno saltando fuori”. Ha detto al Quotidiano.

E Bixio Caprara, omologo liberale, sorride: “saremmo ben volentieri disponibili a assumerci questa responsabilità”, parlando del DECS.

Gli altri partiti maggiori non parlano di battaglie politiche. I Verdi si rammaricano che “la popolazione abbia deciso di non sostenere un maggiore investimento nella scuola pubblica, bocciando la sperimentazione della Scuola che verrà. L’impressione che la campagna elettorale su questo tema sia stata abilmente trasformata in un referendum sul Consigliere di Stato a capo del dossier, evitando di discutere seriamente di visioni che avrebbero potuto portare benefici alle future generazioni e di conseguenza alla nostra società”.

A non tacere idee di manovre sono i movimenti a sinistra della sinistra, MPS e PC.

“Bertoli ha dimostrato, ancora una volta verrebbe voglia di dire, di non riuscire a capire le dinamiche politiche e nemmeno quelle politiciste. Così ha scambiato per una boa di salvataggio quella che in realtà era una polpetta avvelenata. Il soccorso apportato dai liberali al progetto la Scuola che verrà si è rivelato per finire un’abile manovra per affondare il ministro PS”, scrive senza mezzi termini il Movimento per il Socialismo, affermando che i liberali hanno peggiorato una riforma già ritenuta pessima. “Ora, lo sviluppo della campagna, ha mostrato assai bene quanto il PLRT abbia puntato su una sconfitta di Bertoli. Basta vedere con quanto poco entusiasmo i tenori del PLRT (a cominciare dal suo presidente) si siano impegnati nella campagna, scegliendo di mandare avanti figure di secondo o terzo ordine, non tali sicuramente da “orientare” il grosso dell’elettorato liberale. Senza dimenticare che un progetto “targato” PS- PLRT non poteva non suscitare mal di pancia in casa PPD”, proseguono. 

Non sono ovviamente le uniche considerazioni, anzi si parla a lungo di come i docenti siano sempre stati contrari, di come la comunicazione non è apparsa chiara ed è emersa una critica ai funzionari di Bertoli, però la trama politica emerge.

Per contro, il PC vede rischi in funzione elettorale in campo scolastico: “Il rischio è ora che il PLR e il PPD mollino il PS (che sul tema non ha brillato per distacco critico) e si buttino quindi furbescamente a destra per riciclare alcune delle proposte di UDC & Co. volte a privatizzare la scuola, a mantenere la selezione precoce e a mettere in concorrenze fra loro gli allievi e le scuole ticinesi. Questo scenario, che naturalmente non auspichiamo, andava tenuto conto anche da chi nella sinistra estremista ha fatto apertamente campagna contro la riforma, senza capire la fase, i rapporti di forza politici e dunque facendo solo un grosso favore a Morisoli & Co”.

Dunque, scuola e non solo. Il PS sarà presumibilmente il primo partito a presentare la sua lista per il Consiglio di Stato (gli otto nomi della Commissione cerca sono Bertoli, Durisch, Mirante Sirica, Riget, Prati, Zanini Barzaghi e un uomo del Sopraceneri, la Direzione ne sceglierà cinque da sottoporre il 3 ottobre al Comitato Cantonale), un partito che ha visto qualche diatriba interna. La sconfitta sulla riforma arriva forse nel momento peggiore.

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