Politica
01.03.2019 - 12:000

"Non è l'economia che vogliamo in Ticino". Il PS si oppone a "54 ore settimanali per 2'800 franchi"

I socialisti si scagliano contro il gruppo Luxury Good, dopo il servizio di ieri. "Sono passati cinque anni dalla denuncia di UNIA, ma l'attività continua a basarsi sullo sfruttamento della manodopera e sul dumping salariale"

BELLINZONA – “Non vogliamo questo tipo di economia!”. Non potevano mancare le reazioni al servizio di ieri di Modem uslla Luxury Good, e il primo a farsi sentire è il PS.

“Condizioni di lavoro inammissibili, sfruttamento della manodopera ed estrema precarizzazione. A 5 anni dalla denuncia sindacale per lo stesso genere di casi, le attuali testimonianze di lavoratori della Luxury Good indicano che non è cambiato nulla. Il PS si oppone con decisione a questo tipo di economia, chiede il potenziamento dei controlli dell’Ispettorato del lavoro e ribadisce l’urgenza di un salario minimo dignitoso in Ticino, superiore ai 20 franchi all’ora”, si legge in una nota.

Quanto emerso non è che “l’ennesima dimostrazione dei gravi problemi legati alla presenza in Ticino del gruppo di proprietà della multinazionale Kering, a cui appartiene anche il marchio Gucci”.

“Orari e luoghi di lavoro comunicati via messaggeria telefonica di giorno in giorno, ritmi di lavoro asfissianti, impossibilità di andare al bagno o di bere durante i turni, anche quando fa più caldo. Lavoro sotto videosorveglianza, magazzini gelidi d’inverno e lavoratori obbligati a portare uniformi non adeguate. Inammissibili condizioni di lavoro e sfruttamento che vanno combattuti con decisione. Le testimonianze emergono a 5 anni dalla denuncia del sindacato UNIA riguardo alle stesse gravi condizioni, mostrano come quest’attività logistica legata all’alta moda in Ticino continui a basarsi sullo sfruttamento della manodopera e sul dumping salariale”, prosegue il comunicato.

Il PS non ha dubbi. “Un tipo di economia fondato su sistema opaco che sfrutta anche il territorio, come mostrato dalle inchieste per evasione fiscale contro Kering, e che permette alla multinazionale d’importare nel nostro Cantone un’altissima quantità di beni prodotti all’estero per poi distribuirli a livello mondiale con l’unico scopo di pagare meno imposte. A fine gennaio, il nucleo di polizia finanziaria di Milano ha contestato alla multinazionale della moda un’evasione fiscale di 1,4 miliardi di euro per dei ricavi non dichiarati per oltre 14 miliardi. Le conseguenze sono gravi, come dimostrato dai 150 posti di lavoro tagliati da Kering in Ticino lo scorso ottobre”.

Il contrasto fra i profitti miliardari della multinazionale e “le condizioni di lavoro inammissibili, sfruttamento ed estrema precarizzazione della manodopera, enorme traffico di mezzi pesanti per un indotto cantonale che va riconsiderato” : decisamente per i socialisti “non è questa l’economia che vogliamo per il Ticino. Non l’economia che sfrutta le persone e il territorio, facendo concorrenza sleale a imprenditori onesti che pagano correttamente i propri dipendenti. Un tipo di economia che genera una crescita dopata poiché fa pressione sui salari puntando sul bacino di manodopera oltreconfine, ma che non assorbe la disoccupazione in Ticino”.

E si torna al tema dei salari minimi, di cui si ha discusso tanto in questi giorni. “Per questo è urgente potenziare i controlli dell’Ispettorato del lavoro e introdurre un minimo salariale di almeno 20 franchi all’ora. Salari da 2'800 franchi al mese con settimane di 54 ore di lavoro, come emerso dall’inchiesta di “Modem” riguardo alla Luxury Good, escludono di fatto la manodopera residente che non può vivere in Ticino con simili salari”.

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