Politica
09.03.2020 - 09:000
Aggiornamento : 11:26

Chiesa e Marchesi chiederanno di chiudere le frontiere. "Comprendiamo le esigenze dell'economia, ma c'è in gioco la salute"

Il Consigliere agli Stati UDC: "È fondamentale far sì che la Confederazione eserciti la sua competenza sulle nostre frontiere. Entrino solo coloro che sono strettamente necessari al Ticino e poi restino qui"

BERNA – Marco Chiesa e Piero Marchesi hanno intenzione di portare alle Camere (se le sedute si terranno) il tema della chiusura delle frontiere: non concordano affatto con la scelta svizzera di permettere ai frontalieri italiani di entrare in Ticino a lavorare, dopo il decreto della Penisola che chiude Lombardia e altre 13 Province. 

“Il Governo italiano ha “chiuso” la Regione Lombardia e 14 provincie. Il rischio che il Coronavirus si propaghi ulteriormente è altissimo. La mobilità in questi luoghi è stata limitata al massimo e si potrà entrare ed uscire solo per gravi motivi. I casi positivi totali in Italia sono ora 7’375, i morti 366 e i guariti 622. In Lombardia si sono registrati 113 decessi in 24 ore. Credo che questi dati oggettivi, accanto ai casi già registrati in Ticino, bastino ad evidenziare, se ce n’era ancora bisogno, quanto sia ora fondamentale far sì che la Confederazione eserciti la sua competenza sulle nostre frontiere”, scrive su Facebook il Consigliere agli Stati.

“Solo chi è strettamente necessario al nostro Cantone e alla sua popolazione deve poter entrare sul nostro territorio. E restarci per evitare di diventare un vettore inconsapevole del virus. Penso in particolare agli addetti nel nostro settore sociosanitario e a poche rare altre eccezioni”, è la sua opinione, che concorda con quella di Franco Denti e della Lega.

“Fortunatamente molte ditte si sono già organizzate con il telelavoro. 70’000 persone che entrano ed escono tutti i giorni dal nostro Cantone e si dirigono in zone contagiate sono un rischio che non possiamo permetterci e a cui non vogliamo esporre la nostra popolazione. Comprendo le esigenze dell’economia, che comunque non vuole certo indebolire le misure a protezione dei ticinesi, ma qui vi é in gioco la salute pubblica di tutto un Cantone e non vi è alcun dubbio quale sia la strada da intraprendere”, conclude.

Ecco gi atti parlamentari dei due democentristi:

Mozione di Marco Chiesa Coronavirus e frontiere: domani è tardi

Testo: La Confederazione limiti l'accesso dei lavoratori provenienti dalle Regioni e dalle Provincie italiane isolate verso il Canton Ticino, alle sole figure professionali indispensabili. Tra queste si annoverano ad esempio gli addetti del settore sociosanitario. La Confederazione inviti queste persone a rimanere sul nostro territorio a tempo indeterminato, rinunciando così al rientro giornaliero e settimanale, al fine di non divenire dei vettori, spesso inconsapevoli, del Coronavirus.

Motivazione: Il Governo italiano ha “chiuso” la Regione Lombardia e 14 provincie. Il rischio che il Coronavirus si propaghi ulteriormente è altissimo. La mobilità in questi luoghi è stata limitata al massimo e si potrà entrare ed uscire solo per gravi motivi. I casi positivi totali in Italia sono ora 7’375, i morti 366 e i guariti 622. In Lombardia si sono registrati 113 decessi in 24 ore. Questi dati oggettivi, accanto ai casi già registrati in Ticino e in continuo aumento, bastano a evidenziare, se ce n’era ancora bisogno, quanto sia ora fondamentale far sì che la Confederazione eserciti la sua competenza sulle nostre frontiere. Solo chi è strettamente necessario, leggi indispensabile, al nostro Cantone e alla sua popolazione deve poter entrare sul nostro territorio. E restarci. Penso in particolare agli addetti nel nostro settore sociosanitario e a poche rare altre eccezioni. É fondamentale evitare che dalle zone messe in emergenza sanitaria dallo stesso Governo italiano entrino tutti i giorni vettori, magari inconsapevoli, del virus. Vi é infatti una contraddizione flagrante tra le misure prese dal Governo italiano per evitare la diffusione della malattia a due passi dai nostri confini, restringendo di fatto drasticamente la mobilità nelle zone del contagio, e il libero accesso al nostro territorio. Fortunatamente molte ditte si sono già organizzate con il telelavoro. 70’000 persone che entrano ed escono tutti i giorni dal nostro Cantone e si dirigono in zone contagiate sono un rischio che non possiamo permetterci e a cui non vogliamo e non dobbiamo esporre la nostra popolazione. Noi tutti comprendiamo le esigenze dell’economia, che comunque non intende certo indebolire le misure a protezione dei ticinesi, ma qui vi é in gioco la salute pubblica di tutto un Cantone e la propagazione del contagio anche al resto della Svizzera.

Mozione di Marco Chiesa: Sosteniamo i settori economici in crisi a causa del Coronavirus

Testo: Il Consiglio federale è incaricato di allestire un piano di sostegno per i settori economici in crisi a causa del Coronavirus. Un'amnistia temporanea o una riduzione del tasso IVA a titolo provvisorio per i comparti più colpiti da questa infezione potrebbe portare un'iniezione di fiducia e un sollievo finanziario.

Motivazione: La maggior parte delle forniture di beni e delle prestazioni di servizi nel nostro Paese sottostanno all’imposta sul valore aggiunto (IVA), il cui gettito rappresenta la più importante entrata per la Confederazione. Quasi tutte le imprese sono pertanto tenute ad adempiere obblighi legati alla riscossione di questo complesso
tributo indiretto. La maggior parte delle merci e delle prestazioni di servizi soggiace a un’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto del 7,7 per cento. All’aliquota ridotta del 2,5 per cento sono tassati certi beni di uso quotidiano, quali generi alimentari, bevande analcoliche, libri, giornali, riviste, medicinali. Il pernottamento in albergo (colazione inclusa) soggiace a un’aliquota speciale del 3,7 per cento. Per ragioni sociali, congiunturali o per altri motivi, determinate prestazioni non soggiacciono all’IVA o sono gravate dell’IVA solo in maniera limitata. La diffusione del Coronavirus sta mettendo a dura prova la nostra economia e i nostri posti di lavoro. Nelle ultime settimane si alzano voci che richiedono un intervento stabilizzatore della Confederazione. Alcuni Cantoni hanno inoltre già attivato delle task force, come ad esempio il Ticino per quanto riguarda il turismo, per affrontare le ripercussioni economiche di questo virus. La fiducia verso il prossimo futuro della popolazione e delle aziende é oggettivamente incrinata e il nostro Esecutivo può e deve segnare la sua presenza anche sotto l'aspetto socioeconomico. Al di là dell'estensione del lavoro ridotto, a parziale tutela dei posti di lavoro, é evidente che i nostri prodotti e i nostri servizi stanno accusando il colpo e non è certo che il minor indotto possa essere recuperato nei prossimi mesi. Un'amnistia dell'IVA o una sua riduzione potrebbe comportare, a seguito della corrispettiva diminuzione dei prezzi, un effetto stimolante sulla domanda interna e sul fatturato oggi in sofferenza. D'altro canto, senza variazioni nella politica dei prezzi, parte del maggior introito rimarrebbe all'imprenditore per pagare costi fissi e costi variabili dell'azienda.

Quesiti per l'ora delle domande:

È ora d'agire sulle frontiere

Il Governo italiano ha limitato la mobilità nelle zone dichiarate d'emergenza. Il CF è disposto a limitare l'accesso al Canton Ticino alle sole figure professionali frontaliere indispensabili al nostro Cantone e ad imporre il soggiorno sul nostro territorio? Il continuo andirivieni di 70'000 frontalieri da zone contagiate non costituisce un pericolo per la sanità pubblica? Come spiegare alla popolazione che 70'000 persone provenienti da zone infetti possono liberamente circolare in Ticino?

Possiamo assicurare i servizi sanitari ai ticinesi? (Piero Marchesi)

Nel caso in cui il Coronavirus in Italia dovesse trasformarsi in pandemia e mettere ancor più in difficoltà il sistema sanitario della Lombardia, il Governo italiano avrebbe la possibilità di precettare medici e infermieri frontalieri che lavorano in Ticino? Il CF può escludere questo scenario? Se no, come intende supportare la sanità ticinese? Le sezioni e le strutture sanitarie militari potrebbero essere impiegate a supporto della sanità ticinese?

Controlli alla frontiere: fatti e non promesse

L'Italia ha deciso di chiudere le sue frontiere interne a causa del Coronavirus. Il Ticino ha deciso di permettere l’accesso ai soli lavoratori esteri con permesso G. Questa mattina i controlli alle dogane da parte delle forze di polizia erano tuttavia quasi inesistenti. Come valuta il CF questa situazione? Ritiene opportuno attivare l’esercito per supportare le forze dell'ordine in questi controlli? Se si da quando?

 

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