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27.01.2021 - 11:220

Non si è ancora votato ma è già pronto il referendum. L'MPS contro il Polo sportivo e degli eventi di Lugani

"Non vi sono dubbi che il progetto nel suo complesso rappresenti una delle più grandi speculazioni immobiliari mai progettate in Ticino", sostiene l'MPS. Convinto che le forze politiche lo sosterranno in blocco, si prepara a raccogliere le firme

LUGANO - Tutti d'accordo con il Polo Sportivo e degli Eventi (PSE) che il Consiglio comunale di Lugano dovrà approvare probabilmente a inizio marzo? Apparentemente sì, ma c'è qualcuno pronto a opporsi. Non durante la votazione, bensì dopo lanciando un referendum. L'MPS è già pronto: "La bomba del progetto del PSE deve essere completamente disinnescata. È sulla base di queste considerazioni che l’MPS ricorrerà al referendum contro le decisioni che il consiglio comunale di Lugano adotterà per la realizzazione del PSE".

"Non vi sono dubbi che il progetto nel suo complesso rappresenti una delle più grandi speculazioni immobiliari mai progettate in Ticino. Le discussioni finora condotte (e le decisioni intermedie già prese lo scorso maggio) sembrano orientare tutte le forze politiche cittadine – nessuna esclusa – al sostegno di questo progetto. Gli interrogativi di questi giorni (le decine e decine di domande poste dalle commissioni del legislativo comunale) non sembrano modificare gli orientamenti di fondo", si legge in una nota. Infatti, "la presentazione definitiva, prima di Natale, del PSE è stata accolta dai media con tanta accondiscendenza e totale spirito acritico. Nessuno infatti ha detto che nei prossimi anni le cittadine e i cittadini luganesi dovranno pagare almeno 350 milioni di franchi al Credit Suisse e al gruppo immobiliare HRS Real Estate AG per un’opera che così concepita non risponde assolutamente ai bisogni socio-sportivi della comunità, sicuramente legittimi. Anzi, proprio partendo da un bisogno legittimo si è messo in atto un progetto che va a premiare sostanzialmente gli interessi di potenti investitori privati".

L'MPS addirittura "non ravvede l’utilità sociale, in assoluto e tanto meno rispetto al contesto attuale. Ancora una volta, la ricchezza sociale prodotta dalle lavoratrici e dai lavoratori è incanalata in iniziative che non rispondono ai loro interessi fondamentali, ai loro bisogni sociali. Iniziative che addirittura provocheranno, in un perfetto circolo vizioso, un effetto di crescente pauperizzazione dei settori sociali più esposti agli effetti economici della pandemia".

Il PSE, per l'MPS "costituisce la più inutile operazione immobiliare finanziata con soldi pubblici che sia mai stata realizzata in Ticino. Si tratta infatti di un progetto totalmente sproporzionato, con pochissima aderenza ai bisogni sociali delle cittadine e dei cittadini luganesi, dal costo elevatissimo che rischia di devastare le finanze comunali, provocando un aumento importante del prelievo fiscale che andrà soprattutto a pesare sui redditi medio-bassi, gli stessi che pagherebbero anche il prezzo sul fronte degli inevitabili tagli ai servizi pubblici e sociali comunali". E il movimento è certo di non esagerare affermando ciò.

Però non si vedono alternative, anche dopo quella che viene definita "una benedizione a ripetizione dal consiglio comunale in blocco. L’esecutivo luganese ha giocato il tutto per tutto rifiutando di elaborare scenari alternativi, perfettamente immaginabili e con costi di almeno 5 o 6 volte inferiori a quanto previsto oggi, imponendo con arroganza, ma soprattutto con monumentale menefreghismo nei confronti degli interessi pubblici, il proprio progetto catastrofico". 

Dunque, se come previsto il Consiglio comunale dirà sì, l'MPS è pronto e ha elaborato un ampio documento che condensa le critiche al progetto. Quali sono? Per il Movimento, si sta manipolando un bisogno sociale, perchè si è partiti dalle esigenze sportive di garantire uno stadio adeguato al Lugano e ad altre società per arrivare a un progetto che prevede anche tanto altro. Poi ci sono "degli argomenti deboli per giustificare l’entrata in gioco dei capitali privati", con una sorta di divisione del progetto tra i privati che parteciperanno, portando a costi per la collettività e guadagni solo per queste aziende (che l'MPS cita, da HRS Real Estate a Credit Suisse sino anche a Angelo Renzeti). 

 

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