Politica
27.02.2021 - 18:000
Aggiornamento : 28.02.2021 - 11:31

Galeazzi un anno dopo. L'amaro sapore del 'te l'avevo detto'... "Adesso serve coraggio per far ripartire il Paese"

Il democentrista fu il primo a farsi sentire con degli atti parlamentari, a cui non è ancora stata data risposta. "Ormai sono superati dagli eventi. Non possiamo più permetterci chiusure a tempo indeterminato"

LUGANO - È stato il primo politico, ormai poco più di un anno fa, a farsi sentire presso il Consiglio di Stato con degli atti parlamentari sul Covid. Che poi puntualmente arrivò e sappiamo tutti cosa è successo. Tiziano Galeazzi ha anche avuto il Coronavirus, fortuntamente con pochi sintomi.

Lo abbiamo intervistato per stilare con lui un bilancio di un anno di pandemia.

È passato un anno dall'inizio della pandemia, quali sono le sue sensazioni prevalenti?

"Come tutti, penso. Psicologicamente male, mi manca poter avere una vita normale. C'è frustrazione, voglia di riprendere a fare quello che abbiamo sempre potuto fare. Dal canto mio, ho ancora qualche postumo della malattia e avendo gli anticorpi per il momento non mi vaccinerò".

Cosa è cambiato, a suo avviso, in un anno?

"La differenza tra un anno fa e oggi sta nell'aver elaborato e prodotto i vaccini, sebbene non siano ancora sufficienti per tutte le popolazioni mondiali, Svizzera compresa".

Era stato il primo a allarmarsi e a porre domande sul Coronavirus, col senno di poi crede di non essere stato ascoltato abbastanza?

"Non pretendevo di essere ascoltato, ma gli scorsi 21 e 23 febbraio 2020 mi attivai, con due atti parlamentari, per chiedere al Governo come volesse muoversi al più presto per prepararsi all'arrivo del Covid19. Era fuori dalle nostre frontiere con l'Italia e da qualche giorno in Lombardia si stava scatenando l'inferno sulla terra. Infatti poi il 25 febbraio ci fu la prima conferenza stampa della nostra storia svizzera sul Covid19 e il primo malato di esso, in ospedale. Era opportuno che l'Esecutivo cantonale uscisse al più presto con una presa di posizione nei confronti della popolazione ticinese.  Le mie domande non hanno ancora una risposta ma non le attendo nemmeno, sebbene il Governo sia obbligato a rispondere. Hanno avuto le risposte con il passare delle settimane e dei mesi a venire nella primavera 2020. Quindi al massimo mi risponderà: - "Superate dagli eventi". Infatti tutte lo sono state con precisione chirurgica, basta leggerle....".

Che cosa a suo avviso è stato fatto in modo corretto e cosa no da Consiglio di Stato e Consiglio Federale?

"La condotta della prima fase in primavera 2020 a mio giudizio è stata gestita abbastanza bene, (con qualche difetto di fabbrica nella comunicazione). Mentre in estate abbiamo sottovalutato la gravità della seconda ondata che fu, da alcuni esperti di settore e anche da me in un articolo di luglio, affrontata avvisando le autorità di ciò che poteva succedere. Per bocca del Ministro Berset poi vi è stata la confessione di quella sottovalutazione, che ha creato ancor più danni tra ottobre-novembre a oggi".

Cosa si aspetta ora da Bellinzona e Berna?

"Alcuni punti negativi nella gestione della pandemia vanno cercati nella modalità sulle aperture e chiusure. Un anno fa, nessuno conosceva esattamente con cosa avessimo a che fare, quindi i vari confinamenti sono riusciti bene, anche perché la popolazione era molto più spaventata. Oggi sappiamo chi combattere e sappiamo molto meglio come si propaga. Abbiamo attualmente un numero basso di contagi e di ospedalizzazioni, mi aspetto quindi un approccio differente da parte di Berna cosi come dal Governo ticinese. Sempre nella massima cautela trovare più coraggio a far ripartire la "vita" di questo paese. Non possiamo più permetterci chiusure indefinite nel tempo. Non solo uccidiamo l'economia e i posti di lavoro (abbiamo perso 10'000 posti di lavoro) ma anche creiamo un malessere psicofisico nella popolazione che sarà sempre più difficile da curare. In poche parole stiamo entrando in un vortice sociosanitario economico pericoloso. Sulle chiusure al turismo, ristorazione e quant'altro, mi trovo in linea con le critiche del mio partito nei confronti di Berna".

Il sistema federalista come esce da questo anno? E il ruolo della responsabilità individuale dei cittadini?

"Penso che vi sia stata molto confusione in autunno dell'anno scorso su chi dovesse gestire le regole federali e come farlo e i margini di manovra cantonali. Sulle responsabilità dei cittadini beh, tutti oramai abbiamo capito cosa dobbiamo fare per circoscrivere la diffusione del virus. Ovviamente vi sono delle stupide eccezioni da parte di coloro che non rispettano le minime regole comportamentali e igieniche". 

In vista di possibili altre pandemia, come organizzarsi?

"Come avevo già chiesto in una sessione parlamentare del Gran Consiglio, andrà subito riscritto il piano pandemico cantonale dopo questa terribile esperienza. Quello attuale è datato 2007 e rivolto alla SARS (corona virus simile a quello odierno) ma che non ha avuto modo di propagarsi come  Covid19.  Anche a livello federale vi è un piano pandemico che verrà sicuramente corretto e adattato a questa nuova situazione. Di certo questa volta non dovranno trovarsi impreparati nel non avere mascherine sufficienti per la popolazione ad esempio. Cosa che in primavera dell'anno scorso fu ed è per quello che all'inizio non le raccomandavano. Come scriveva David Quammen nel lontano 2010 nel libro "spillover" che sto terminando di leggere, - "dopo la prossima pandemia planetaria ( forse si riferiva proprio a questa) potremo sorridere per 5 minuti ma poi dovremo pensare alla prossima".

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