Don Feliciani: "Quello che sta accadendo rischia di essere solo il primo di una lunga serie di atti di forza messi in campo per rendere l’America di nuovo grande”

di Don Gianfranco Feliciani
Trump non cessa tanto di stupire – ormai lo conosciamo – quanto di preoccupare. Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e la moglie, accusati di aver inondato gli Stati Uniti di droga, sono stati catturati in un blitz delle forze speciali statunitensi e incarcerati a Brooklyn. Al di là delle accuse ufficiali, il vero obiettivo sembra però essere un altro: l’abbondante petrolio venezuelano.
Quello che sta accadendo rischia di essere solo il primo di una lunga serie di atti di forza messi in campo per “rendere l’America di nuovo grande”. Dopo l’operazione contro Maduro, Donald Trump ha minacciato apertamente altri Paesi dell’area latinoamericana, come Colombia, Cuba e Messico.
Ma le mire del capo della Casa Bianca non si fermano al continente americano. Trump ha dichiarato di “avere bisogno della Groenlandia per la difesa degli Stati Uniti”, salvo poi alludere senza troppi giri di parole ai ricchi giacimenti presenti nel suo sottosuolo. L’enorme ricchezza personale evidentemente non gli basta: vuole anche quella che giace sotto la terra altrui. E lo dice senza pudore, perché nella sua visione il denaro è l’unica cosa che conta e chi è più forte si arroga il diritto di fare ciò che vuole.
Mi chiedo allora se Trump, da cristiano convinto quale si professa, ricordi una parabola di Gesù:
“La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: ‘Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni: riposati, mangia, bevi e divertiti!’.
Ma Dio gli disse: ‘Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?’.
Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”
(Luca 12,16-21).
Auguro sinceramente a Donald Trump di vivere fino a cent’anni. Ma la prospettiva della morte – che prima o poi arriva per tutti – non dovrebbe forse, giunto com’è alla soglia degli ottant’anni, ispirargli pensieri di maggiore saggezza e di pace?
Buoni o cattivi che siamo, per tutti resta indiscutibilmente vero ciò che disse Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace nel 1952:
“Quando ce ne andremo da questo mondo, l’unica cosa importante che rimarrà saranno le tracce d’amore che avremo lasciato.”