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L'economia con Amalia
05.05.2022 - 12:240

Amalia Mirante sulla maxi perdita della Banca Nazionale. Ecco cos'è e come funziona la BNS

L'economista ripercorre gli eventi salienti della settimana e traccia un quadro evolutivo dei più importanti fattori economici

di Amalia Mirante*


Questa settimana la nostra sintesi dell'Economia con Amalia inizia con la notizia della perdita di quasi 33 miliardi di franchi nel primo trimestre di quest'anno per la Banca Nazionale Svizzera (BNS). La perdita di quasi 37 miliardi sulla valuta estera è stata solo in parte compensata dal valore dell'oro che è aumentato di circa 4 miliardi. Ricordiamo che la Banca nazionale svizzera è una società anonima speciale, un misto tra azienda pubblica e azienda privata. Oltre ad emettere le nostre monete, ha come scopo quello di garantire la stabilità dei prezzi (quindi la lotta all’inflazione) e quella del sistema dei pagamenti.

Per questo la BNS è amministrata con il concorso della Confederazione ed è sotto la sua sorveglianza. Ma attenzione, questo non significa che il Consiglio Federale possa dirle cosa fare. Al contrario, proprio perché possa raggiungere i suoi obiettivi deve essere totalmente indipendente dalla politica (anche se il Consiglio Federale nomina alcuni membri del consiglio e la direzione). La cosa che pochi sanno però è che la BNS è una società quotata in borsa, quindi anche voi potete comperare le sue azioni. Ma tranquilli, esistono delle regole che impediscono che finisca in mani private.

Nel 2020 i privati avevano il 35% delle azioni, ma solamente il 23% dei diritti di voto. Il resto era nelle mani dei cantoni e delle banche cantonali. Oltre a questo, ci sono anche delle leggi speciali che definiscono la distribuzione degli utili. Agli azionisti può andare al massimo il 6% del capitale proprio, cioè 15 franchi ad azione. Ai Cantoni e alla Confederazione invece possono essere distribuiti al massimo 6 miliardi di franchi. Se avanza qualcosa bisogna metterlo in fondi di riserva speciali. 

E proprio su questi fondi di riserva vorrebbe mettere le mani la classe politica. Da destra a sinistra piovono richieste per finanziare i compiti dello Stato usando i profitti della Banca Nazionale. Ma la BNS non è d’accordo. Attraverso le parole della Presidente del consiglio di banca, Barbara Janom Steiner, la BNS qualche giorno fa ha ricordato che per garantire la stabilità monetaria dell’intero paese necessita di importanti risorse e di libertà d’azione. Quindi nulla deve portarla a mettere tra i suoi obiettivi la realizzazione di un utile. Inoltre la Presidente ha spiegato che la riserva di capitale proprio per la distribuzione ammonta a “soli” 102 miliardi CHF e che questa riserva serve a garantire che anche nei periodi in cui le cose vanno male ci sono risorse da distribuire ai Cantoni e alla Confederazione. Il rischio di destabilizzare i conti pubblici non deve essere sottovalutato. Infine, la Presidente Janom Steiner ha ricordato che non sta alla Banca Nazionale risolvere le problematiche politiche, anche se nobili come quelle legate al cambiamento climatico.

E un impatto positivo sul cambiamento climatico potrebbe averlo il primo impianto industriale svizzero Power-to-gas (dall’energia al gas) che consente di trasformare l’elettricità in eccesso (prodotta da centrali solari, eoliche o anche idrauliche) in gas. Il metano e l’idrogeno a differenza dell’energia elettrica possono essere immagazzinati e utilizzati quando c’è carenza. L’impianto di Dietikon, comune del Canton Zurigo, produce un gas che potremmo definire completamente “verde”. E rappresenta anche un bell’esempio di economia circolare. In effetti, si fa passare l’elettricità in eccesso che viene creata dall’incenerimento dei rifiuti, nell’acqua. Con questo processo (elettrolisi) si ottiene l’idrogeno che attraverso un bioreattore viene combinato con l’anidride carbonica proveniente dai gas di fogna delle acque luride e trasformato così in gas metano. Gas che potrà essere utilizzato nei momenti di bisogno. E il gas rimane uno dei protagonisti principali in questa maledetta guerra. Questa settimana la Russia ha deciso di interrompere le forniture verso la Polonia e la Bulgaria, paesi che fortunatamente non dovrebbero essere messi in difficoltà. Alla notizia della chiusura dei rubinetti, come ben insegna la teoria economica, il prezzo del gas è nuovamente aumentato.

E proprio i continui aumenti del prezzo del gas hanno portato enormi benefici alla Russia, che nei primi mesi di quest’anno ha guadagnato ben 44 miliardi di euro dalle importazioni dell’Unione Europea, molto di più di quanto realizzato in condizioni normali. Insomma, ha venduto di meno e ha guadagnato di più. Certo è che se fossimo stati più lungimiranti e magari avessimo puntato maggiormente su impianti come quelli di Dietikon, avremmo forse potuto dare una risposta migliore a questa crisi climatica già presente prime di quella geopolitica.


E se non possiamo parlare proprio di crisi del partito democratico americano e del suo presidente Joe Biden, possiamo quantomeno parlare di un po’ di destabilizzazione. Alla fine Elon Musk, fondatore di Tesla e di tante altre aziende di successo, ha comprato Twitter. Le sue prime dichiarazioni non hanno lasciato spazio ai dubbi: il nuovo proprietario è contrario a qualunque forma di censura. Questo potrebbe significare la riammissione di Donald Trump sul social. Ora immaginate la preoccupazione del presidente degli Stati Uniti di dover ricominciare una campagna elettorale contro Trump e per di più in veste di rivale. L’operazione costerà a Musk 44 miliardi di dollari che probabilmente dovrà procurarsi vendendo anche le azioni delle sue aziende. E in effetti così ha fatto giovedì. Peccato che questo abbia innescato la vendita di azioni di altri azionisti causandone una riduzione del valore. Niente di preoccupante, ma è certo che se foste stati voi gli azionisti, non avreste gradito questa diminuzione del vostro patrimonio. Come non l’avranno gradita nemmeno gli azionisti di Amazon che dopo la pubblicazione dei risultati del primo trimestre del 2022 hanno perso ben il 14% del valore delle loro azioni. Non tanto meglio è andata ad Apple che ha visto diminuire il prezzo delle azioni del 3.7%. In questo caso sono le previsioni sui ricavi dei prossimi mesi a giocare un brutto scherzo: a causa dei lockdown in Cina la produzione potrebbe subire dei grossi ritardi, così le vendite e infine gli utili.

E i guai non finiscono qui. In generale c’è molta tensione sui mercati americani dopo la decisione della Banca centrale americana (FED) di aumentare i tassi di interesse dei mezzo punto percentuale per cercare di fermare l’inflazione. A questo si dovrebbe aggiungere una interruzione brusca dell’immissione di denaro nell’economia. Peccato che già ora il prodotto interno lordo (PIL) del primo trimestre degli Stati Uniti si sia ridotto, con grande sorpresa degli analisti, dell’1.4%. 

E di riduzione, ma questa volta in apparenza positiva, abbiamo parlato nel nostro articolo settimanale “Ticino: le donne guadagnano un po’ di più, gli uomini… di meno”. La differenza salariale tra uomini e donne in Ticino si è ridotta dal 2018 al 2020 dal 17.3% al 13.9%. Sembrerebbe una bella notizia se non fosse che in parte questo risultato dipende dal fatto che i salari degli uomini sono rimasti stabili e addirittura in alcuni casi si sono ridotti. Lo diciamo da anni: il mercato del lavoro ticinese soffre. È necessario riconoscerlo e agire, per noi e per i nostri figli che sempre più sono costretti a fare le valigie e andarsene oltre Gottardo per vivere dignitosamente.


* Economista 

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