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L'economia con Amalia
24.10.2022 - 08:450
Aggiornamento: 11:47

Amalia Mirante: “In Europa bisogna tornare a produrre”

Le riflessioni dell'economista, dalle previsioni del Fondo monetario internazionale alla crisi di Credit Suisse e del settore farmaceutico. Oltre al tema della povertà in Ticino, di cui si è discusso in una serata organizzata da Soccorso d’Inverno


di Amalia Mirante *

 
La nostra informazione domenicale comincia con un uno sguardo dell’Economia con Amalia alla situazione internazionale e in particolare alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sulla crescita economica dei prossimi anni. Il FMI è un’istituzione internazionale che ha lo scopo di promuovere la stabilità economica, quella finanziaria, quella monetaria (pensiamo ai tassi di cambio tra le valute) oltre a facilitare il commercio internazionale. Sono 190 i Paesi (tra cui anche la Svizzera) che fanno parte di questa organizzazione che ha la sede a Washington. Un altro compito altrettanto importante è quello di intervenire quando i Paesi mostrano difficoltà nel sostenere il loro debito pubblico o necessitano di risorse finanziarie. Uno degli ultimi interventi è stato qualche mese fa in Pakistan: il Fondo Monetario Internazionale ha deciso di stanziare un pacchetto di aiuti da sei miliardi di dollari (circa 6 miliardi di franchi). Ma quando questa istituzione interviene lo fa ponendo condizioni che spesso impattano sul benessere dei cittadini dei Paesi aiutati. Nel caso del Pakistan sono state imposte nuove tasse e sono stati ridotti i sussidi contro gli aumenti dei prezzi delle materie energetiche.


È lecito che sostenendo il risanamento dei conti si possano chiedere misure di risparmio, tuttavia in molti casi in passato l’operato del FMI è stato duramente criticato. Pensiamo al disastro commesso nei confronti della Grecia e dei suoi cittadini. Tornando alle previsioni fatte questa settimana, purtroppo il FMI conferma la tendenza generale al rallentamento delle economie. Se i dati del 2022 sembrano confermare tassi di crescita, seppur bassi, ancora positivi, discorso diverso per l’anno prossimo. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Germania dovrebbe ridursi dello -0.3% e quello italiano dello -0.2%. Sembrerebbero tenere gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, ma con tassi ben più bassi di quelli previsti in precedenza (crescita rispettivamente solo del +1%, +0.3% e +0.7%). La Svizzera dovrebbe crescere dello 0.8%. Chi invece sembra poter sorridere sono la Cina, l’India e la Russia. La crescita cinese dovrebbe essere del 4.4%, quella indiana del 6.1% e la contrazione di quella russa “solo” del -2.3% (con un miglioramento di oltre un punto percentuale rispetto alle previsioni precedenti). 


​E di contrazione delle produzioni purtroppo si inizia a parlare in quasi tutti i settori economici, fatto questo grave per le sue conseguenze in termini di posti di lavoro. Eppure le notizie dei ridimensionamenti e dei cambi di strategia delle imprese sono state comunicate già in tempi non sospetti. Per esempio abbiamo letto qualche giorno fa che Novartis, colosso della farmaceutica, taglierà 400 posti di lavoro in Irlanda, principalmente nel centro di servizi di Dublino dove impiega 1.000 persone. Ma la notizia era già stata anticipata nel mese di giugno (e l’avevamo riportata anche noi) quando l’azienda aveva annunciato la riduzione di 8 mila posti di lavoro sui 108 mila mondiali.


Per noi in Svizzera l’impatto sarà importante: perderemo 1.400 posti su un totale di 11.600. Altra brutta notizia legata al settore farmaceutico arriva dalla sede di Pazzallo di Helsinn che prevede la soppressione di una cinquantina di posti di lavoro nel settore della ricerca e sviluppo. E non saranno gli unici. È molto probabile che il programma di ristrutturazione di Credit Suisse annunciato in luglio e che aveva come obiettivo una sostanziale riduzione dei costi appaia oggi, alla luce delle recenti difficoltà dell’istituto finanziario, fin troppo ottimista. 

E la crisi non si ferma in Svizzera. Il servizio postale della Gran Bretagna, Royal Mail, ha annunciato 6.000 possibili licenziamenti entro il prossimo agosto. A pesare oltre alla riduzione del volume delle spedizioni, la Posta Reale deve fare i conti anche con i mancati aumenti di produttività causati dal ritardo nell’implementazione delle nuove tecnologie e con i costi generati dagli scioperi che hanno toccato l’azienda in questi primi dieci mesi dell’anno. Scioperi che evidentemente non potranno che aumentare dati gli annunci di questi giorni. 

Ma gli annunci non sono sempre e solo negativi. Leggiamo che dopo due anni duri il settore automobilistico sembra iniziare a riprendere vigore. Anche se la crisi legata alla mancanza di componenti come i microchip e altre componenti elettronici non è ancora completamente superata e le nubi legate alle possibili carenze energetiche nei prossimi mesi rimangono fitte, nel mese di agosto il numero di immatricolazioni di auto nuove in Europa è tornato positivo. 

Lo stesso è accaduto in settembre anche in Svizzera e nel Principato del Liechtenstein. In entrambi i casi si registra un importante aumento per le automobili elettriche, ibride, a gas e a idrogeno; in Svizzera arrivano quasi ad essere la metà del mercato. Ma ci sono anche altre novità, in particolare che riguardano i nuovi produttori che guadagnano sempre più quote di mercato in Europa, prima tra tutte la Cina. Se è vero che la maggioranza delle vetture elettriche che arrivano dalla Cina sono prodotte da case automobilistiche straniere, i costruttori locali non stanno con le mani in mano, anzi. Le statistiche dicono che solo un quinto dei veicoli sono di marchi cinesi, eppure la concorrenza inizia a farsi sentire. Non a caso al Salone di Parigi che si è inaugurato proprio lunedì 17 ottobre saranno presenti diversi produttori cinesi. Tra questi spicca la Build Your Dreams (BYD) che presenterà molti tra i suoi modelli di punta. In realtà non è una prima assoluta perché quest’azienda già da qualche anno vende il suo SUV elettrico TANG EV600 in Norvegia dove ha riscosso un discreto successo. Oltre a ciò un altro fatto inizia a preoccuparci. Circa un anno fa Volkswagen aveva annunciato di voler investire oltre 140 milioni di euro in una nuova fabbrica di batterie elettriche in Cina. Questa settimana leggiamo che BMW ha deciso di interrompere la produzione nel Regno Unito di vetture Mini elettriche per spostarla in Cina. Dobbiamo essere cauti: oltre a dover competere con nuovi marchi che paiono non solo affidabili, ma anche più convenienti dal punto di vista economico, ora cominciamo anche a spostare le nostre produzioni storiche in Cina. Questo potrebbe portare a una maggiore dipendenza dalla Cina. 

In Europa dobbiamo assolutamente ritornare a produrre: non basta pensare di fare esclusivamente ricerca e sviluppo. La ricerca e lo sviluppo vanno di pari passo con la produzione. E dove si produce si genera reddito. 

Reddito che sembra sempre più mancare alla persone che vivono in Ticino. Di recente siamo stati invitati dal Soccorso d’Inverno Ticino per presentare alcune tematiche legate alla povertà. Povertà che sempre più assume un carattere multidimensionale: per questo parliamo di povertà assoluta, di rischio di povertà e di deprivazione. Purtroppo nel nostro articolo abbiamo confermato ancora una volta che “La povertà in Ticino c’è, eccome”. Una persona su quattro nel nostro Cantone è a rischio povertà. Grazie a tutte le persone e le associazioni che non si dimenticano di chi è meno fortunato.

 

* Economista

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