Fra canzoni immortali, musical, Hitchcock e televisione, il percorso di un’artista che incarnò leggerezza, disciplina e un’inconfondibile grazia popolare

di Brenno Martignoni Polti
Fidanzata d’America. Ragazza della porta accanto. Doris Mary Anne Kappelhoff. Fra le più grandi stelle di sempre. Doris Day. Nome d’arte, dal noto brano “Day by Day”. Nata in Ohio. A Evanston. Sobborgo di Cincinnati. Il 3 aprile 1922. In merito, una nota curiosa. Ovvero, che l’interessata stessa, fino al 2017, era convinta di essere del 1924. Poi, però scopre che è del 1922. A quanto sembra, per dei documenti forniti dalla madre, volendola favorire ad un concorso. Discendente di immigrati tedeschi. Terzogenita. La mamma. Alma Sophia Welz. Il papà. William Wilhelm Kappelhoff. Insegnante di violino, organista e maestro di coro. All’apice, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Il nome che scelsero i genitori -appassionati di cinema- non fu a caso. Bensì, in tributo a Doris Kenyon. Diva del muto. Doris Day. Sorriso perfetto. Magnetico. Studia danza e musica. Subito si evidenzia per qualità canore e stile vocale. Fin dall’infanzia, coltivava il sogno di diventare danzatrice classica. Ce l’avrebbe fatta, se non vi si frappose un incidente. Appena quindicenne. Il 13 ottobre 1937. L’auto su cui viaggiava, venne travolta da un treno. Riportò gravi fratture alla gamba destra. Dopo la convalescenza e con la carriera da ballerina compromessa, Doris Day continua nel canto, in principio, trovando sbocchi nelle radio locali. Le prime classifiche arrivano negli anni Quaranta. Esibendosi con le big band di jazzisti di fama. Barney Rapp. Bob Crosby. Les Brown. Con questi, il brano celeberrimo, la cui uscita coincise con la fine della seconda guerra mondiale. “Sentimental Journey”. Inno alla vita. Emblema del ritorno vittorioso dal fronte. Del felice riabbraccio degli affetti. Per definizione. “La più bella voce del mondo”. Ma Doris Day non era solo quello. Fresca e spontanea. Simbolo di libertà. La sua energia focalizzò produttori e registi. Piaceva terribilmente al pubblico. Conquistò a grandi passi le vette di Hollywood. Le sue interpretazioni non passano inosservate. “Tè per due”. “Aprile a Parigi”. “Non sparare, baciami”. Film, quest’ultimo, del 1953 in cui vestiva i panni del personaggio mito. Calamity Jane. Tra le figure più leggendarie della storia del cinema. Incontrastata regina delle commedie musicali. Per un decennio alla Warner Bros. Una fama così grande, a quanto sembra, dall’ispirare persino la Mattel per la sua Barbie. Alea, all’epoca, arricchita dall’amicizia con l’attore Rock Hudson. “Io lo chiamavo Ernie perchè non era certo una Roccia (Rock). Se esiste il Paradiso sono sicura che Rock Hudson sia lì perchè era una persona davvero gentile.” Il grande salto drammatico della sua parabola artistica arriva però da Alfred Hitchcock. Nel 1956. “L’uomo che sapeva troppo”. Al fianco di James Stewart. Lei, intensa e perfetta, nel ruolo della madre del bambino rapito. Con quel motivo indimenticabile. “Que sarà sarà”. Varrà un Oscar alla migliore canzone originale. Il maestro del thriller era così riuscito a rendere parte integrante del film, uno dei maggiori successi della musica leggera di ogni tempo. Nel 1967, per sua scelta di principio, non accetta la parte di Mrs Robinson ne’ “Il laureato” di Mike Nichols. Personaggio che sarà poi di Anne Bancroft con Dustin Hoffman. Doris Day una star che era riuscita a unire recitazione, canto e ballo, in espressione armonica. Farcendo di semplicità e spontaneità ogni progetto. A 56 anni abbandona i set cinematografici per dedicarsi alla televisione. Lancia la serie “The Doris Day Show”(1968-1973). Una sit-com di strepitoso successo. Se ne fecero cinque stagioni. Palinsesto fatto su misura per lei. Ideato dal produttore e impresario musicale Martin Melcher. Suo terzo marito. Ciò, concorse a osannare ulteriormente le proprie innate capacità comunicative. Talento assoluto. Rassicurante. Eternamente giovane. Il volto del focolare. Dopo essersi ritirata dalle scene e dai riflettori, Doris Day si dedicò soprattutto all’impegno per la protezione degli animali, creando anche una fondazione. Scompare all’età di 96 anni. Nel piccolo Comune di Carmel-by-the-Sea. Il 13 maggio 2019. Convinta vegetariana. Condivideva la sua tenuta in California con i suoi innumerevoli amici del regno animale.