SCINTILLE
Tra le stelle, per sempre Spock
Leonard Nimoy, l’uomo dietro le orecchie a punta: attore, fotografo e poeta, segnato per sempre da un personaggio che finì per confondersi con la sua stessa identità

di Brenno Martignoni Polti

Dire di Leonard Simon Nimoy è trascendere in altre dimensioni. Mondi lontani. Realtà parallele. Parlare di Vulcano. Pianeta di Mr. Spock. Staff dell’“Enterprise”. Nave spaziale governata da variegate etnie. Protagonista della serie “Star Trek” (1966-1969). Tra le più popolari e performanti nella storia della televisione. Dalla prima stagione, per più di cinquant'anni, altre dieci (di cui, tre, di animazione) e tredici trasposizioni cinematografiche. Nimoy, uno di quegli interpreti straordinari, che rendono un ruolo assolutamente autentico. Per simbiosi. Al punto di determinare vera e propria identificazione collettiva. Frangetta e orecchie a punta. Nimoy-Mr. Spock. Un tutt’uno. Fenomeno globale. Una profonda influenza culturale, che ha ispirato generazioni di scienziati. Pure della NASA. Ad emulazione di un personaggio, sì, estremamente logico, ma pure decisamente sensibile . Eleganza e tolleranza. Il suo essere. Metà umano. Metà vulcaniano. Carisma e complessità. Verità terrestri che si confrontano e convivono con entità aliene. Formidabile cassa di risonanza di pace sociale. Al di fuori del contesto fittizio. Infatti, in “Umiliati per forza maggiore”, episodio andato in onda negli Stati Uniti il 22 novembre 1968, il primo bacio interrazziale di una fiction. Tra Uhura, alias Nichelle Nichols, tenente di colore e il capitano Kirk. Al secolo. William Shatner. L’effetto mediatico fu enorme. Persino Martin Luther King volle marcare la valenza pubblica di un messaggio positivo. Prodigandosi, di persona, affinché l’interprete non abbandonasse la serie. Nimoy nasce il 26 marzo 1931. A Boston. In Massachusetts. Da famiglia di immigrati ebrei. Di lingua yiddish. Proveniente da Zaslavia. Oggi, Ucraina. Il celebre saluto vulcaniano. Quello con il dito medio ben staccato dall'anulare. Una riproposizione di quello della tribù semita dei Cohen. C'è così Nimoy dietro Spock. “I miei genitori sono arrivati negli Stati Uniti come immigrati, alieni e sono diventati cittadini. Sono nato a Boston, cittadino, sono andato a Hollywood e sono diventato un alieno.” Il padre di Leonard Simon Nimoy, Max. Era barbiere. Sua madre, Dora, nata Spinner, si occupava della casa. Quando comincia a recitare, ha 8 anni. Ottiene il primo ruolo da protagonista, in teatro, a 17 anni. Veste i panni di Ralphie. In “Awake and Sing” di Clifford Odets. Dall’opera di Broadway del 1935. Studia fotografia a Los Angeles. Poi, l'idea di staccare. Laurea in scienze dell’educazione. Nel 1953 è nel l’esercito, che serve, come riservista, per diciotto mesi. Congedandosi, a novembre 1955, con il grado di sergente. Ritorna così alle scene.

Dopo alcune parti minori, con Spock raggiunge notorietà planetaria. Ne nasce un rapporto indissolubile. La gratitudine per un personaggio che gli ha regalato fama internazionale. Nel contempo, lo ha relegato in quell'universo fantascientifico dal quale non è più tornato. Invero, Nimoy, inizialmente, ha tentato di prenderne le distanze. Con un’autobiografia. “Io non sono Spock" (1975). Salvo poi accettare il sano dualismo con l’esatta antitesi. "Io sono Spock" (1995). Una vita sullo spartiacque. Verità e finzione. La realtà scenica ha però spesso avuto la meglio. L'ironia è stata un'efficace arma per creare una forma di antidoto. Seguono diversi anni di inattività, passati ad alimentare i suoi diversi interessi. Musica. Poesia. Fotografia. Finché, J.J. Abrams lo chiama a rivestire i panni del suo alter ego. Nimoy racconterà di essersi commosso. Sinceramente. Così nel reboot “Star Trek” (2009) Spock torna in un rapido cameo. Quasi un rituale di passaggio verso Zachary Quinto. Il nuovo giovane vulcaniano. Affetto da grave patologia polmonare, Leonard Nimoy scompare, per insufficienza respiratoria, nella sua casa di Bel Air. Ha 83 anni. È il 27 febbraio 2015. Il suo estremo messaggio. Pubblicato su Twitter. “La vita è come un giardino: i momenti perfetti possono essere vissuti, ma non conservati, tranne attraverso i ricordi. Lunga vita e prosperità.” Esattamente come in Star Trek. A quadratura del cerchio. Per sempre.

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