SCINTILLE
Il Passatore, il Robin Hood della Romagna
Stefano Pelloni tra banditismo, leggenda popolare e rivalsa sociale. Il "ladro gentiluomo" nella poesia, nel cinema e nell’immaginario collettivo

di Brenno Martignoni Polti

"Questa è la triste storia di Stefano Pelloni, in tutta la Romagna chiamato il Passatore”. Così comincia il noto brano popolare. Scritto, nel dopoguerra, da Raoul e Secondo Casadei. “Il Passatore”. Il film del 1947 di Duilio Coletti. Con protagonisti Rossano Brazzi e Valentina Cortesi. La “100 km del Passatore”. Competizione podistica di ultramaratona. Da Firenze a Faenza. La gara ha luogo, annualmente, dal 1973, nell'ultimo sabato di maggio. L’idea è nata, nel 1969, da Alteo Dolcini e Francesco Calderoni. Tra i fondatori della “Società del Passatore”. Finanche il “Caplazz”. Il cappellaccio a falde larghe, ampio e stazzonato. A simbolo di vita avventurosa. Tutti tangibili corollari, assieme a molti altri, di un radicato mito. Attorno a un personaggio leggendario. Reso famoso da articolate narrazioni. Stefano Pelloni, detto il Passatore. Nasce, ultimo di dieci figli, il 4 agosto 1824, a Boncellino di Bagnacavallo. In Bassa Romagna. A una decina di chilometri da Ravenna. Il soprannome deriva dal mestiere di traghettatore (passatore) sul fiume Lamone, esercitato dal padre Girolamo. Nel periodo in cui lavorò col genitore, si fece esperienza diretta sullo spaccato della società del tempo. La Romagna, di metà Ottocento. Tribolata dalle lotte di classe. Ecco così farsi strada una vocazione. Non quella di sacerdote. Dalla scuola privata, cui era entrato giovanissimo. Bensì di paladino dissoluto delle disparità. Ribelle e anarchico. Il gruppo originario, cui era a capo, si trasformò, in breve, in banda. Sempre più consistente e forte. Audace. Agguerrita. Comunque di lotta armata. Criminale. Oltre alle rapine di strada, aveva un suo “modus operandi”. Studiato. Entrando in un abitato, per prima cosa, metteva fuori gioco i tutori della legge. Dopodiché, prendeva di mira gli assembramenti. I luoghi dove si riunivano le persone più abbienti. Sequestrati i facoltosi, si facevano accompagnare presso le loro abitazioni, dove rubavano e depredavano. Un agire, soprattutto, in rivalsa nei confronti dei benestanti. Il Passatore teneva in scacco la gendarmeria. Grazie a una vasta rete sul territorio. Informatori, protettori, ricettatori, addirittura, esponenti delle forze dell'ordine. Anche connivenze e complicità con gli indigenti. Ricambiati poi dai proventi di furti e rapine. Il Passatore distribuiva parte del bottino, a danno di nobili e possidenti, a contadini e famiglie povere delle campagne. Tutto ciò, concorse a dare origine e sostanza alla sua fama di “Robin Hood” romagnolo. Unitamente a illustri apologie. A idealizzarne la figura, il poeta Arnaldo Fusinato. “Il Passatore a Forlimpopoli”. Persino, Giovanni Pascoli. Nell’ode “Romagna” lo evoca come “il Passator cortese, re della strada, re della foresta”. L’evento, per eccellenza. La presa del teatro di Forlimpopoli. Il 25 gennaio 1851. I briganti vi fanno irruzione, nell’intervallo, dopo aver catturato e legato soldati e gendarmi. Si alza il sipario. Entrano in scena, con i fucili puntati. Colti di sorpresa, gli spettatori, eleganti e ingioiellati, vengono derubati di denaro e preziosi. Alcuni di loro furono prelevati e, mentre una parte del gruppo teneva sotto sequestro l’intero edificio, alcuni briganti li accompagnarono nelle loro case, per farvi repulisti. Inoltre, usarono gli ostaggi, per farsi aprire le porte di altre famiglie facoltose. In pratica, fu la goccia che fece traboccare il vaso. Sul Passatore venne posta una cospicua taglia. Come in altri casi della storia, riuscirono quindi a trovarlo, poiché tradito da uno dei suoi fedelissimi. Avrebbe potuto nascondersi nelle forre dell’Appennino, ma il Passatore preferiva starsene nei covi vicino a casa. Così le guardie lo circondarono in un capanno di caccia del podere Molese. Nelle campagne di Russi. Qui viene ucciso il 23 marzo 1851. Ha 26 anni. Si narra che il corpo, caricato su un carretto, venne fatto sfilare, lungo le strade sterrate, di località in località. A distanza di più di due secoli, le vicissitudini del “ladro gentiluomo” restituiscono letture aperte. Una su tutte. Vuole che il Passatore, nell’agosto 1849, mentre si trovava nelle valli tra Ravenna e Ferrara, soccorse la ritirata (“Trafila”) di Giuseppe Garibaldi. L’eroe dei due mondi, incalzato dalle milizie austriache e papaline, coperto da predone intemperante. Confluenze. Impenetrabili.

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