Attore, regista, scrittore, poliglotta e indimenticabile Hercule Poirot: da Hollywood all’UNICEF, il ritratto di un uomo capace di abitare mondi, lingue e mestieri diversi

di Brenno Martignoni Polti
Cosmopolita. Poliglotta d’eccezione. Inglese, russo, tedesco, francese, spagnolo e italiano. Pure greco moderno e turco. Uomo di mondo. “Concepito in Russia. Nato in Inghilterra. Ha lavorato a Hollywood. Ha vissuto in Svizzera”. Direbbe, nel suo inconfondibile stile, in estrema sintesi, di lui medesimo. Sir Peter Alexander Ustinov. Nasce il 16 aprile 1921. A Londra. Nel quartiere residenziale di Swiss Cottage. La madre. Nadezhda Leontievna Benois. Pittrice e coreografa. Di origini. Francotedesche. Russoitaliane. Il padre della quale, Leon Benois, era stato un architetto imperiale russo. Proprietario del dipinto di Leonardo da Vinci. “Madonna Benois”. Il papà di Peter Ustinov. Jona Freiherr von Ustinov. Giornalista. Poi, addetto stampa dell’ambasciata tedesca in Inghilterra, negli anni Trenta. Dopo l’ascesa di Hitler, iniziò a essere impiegato dall’intelligence inglese, diventando cittadino britannico. In pratica, già gli stessi genitori, due ricche vite da romanzo. “Nelle mie vene scorre sangue russo, tedesco, spagnolo, italiano ed etiope”. Era solito ricordare simpaticamente Peter Ustinov. Dopo il diploma alla londinese “Westminster School”, si dedica allo studio della recitazione. Nel 1938, a 17 anni, debutta sul palcoscenico del Players’ Theatre. Di grande talento, si guadagna quasi subito la fama di “golden boy” dello spettacolo. Dopo tante piccole parti, nel 1942, il suo debutto cinematografico. Da protagonista. In “The Goose Steps Out” di Will Hay e Basil Dearden. Da quel momento, sarà un susseguirsi di ruoli indimenticabili. Comici. Drammatici. Con “Quo vadis?” (1951) di Mervyn LeRoy. Dall’omonimo romanzo storico di Henryk Sienkiewicz. Vincitore del Nobel per la letteratura nel 1905.
La sua interpretazione dell'imperatore Nerone gli varrà la prima nomination. L’Oscar come migliore attore non protagonista gli arriva nel 1961. Per “Spartacus” (1960) di Stanley Kubrick. Dove era il mercante di schiavi Lentulus Batiatus. Sarà l’impersonificazione dell’investigatore belga Hercule Poirot, in sei film realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta. Il celeberrimo personaggio di Agatha Christie. Tra gli altri. “Assassinio sul Nilo” (1978) diretto da John Guillermin. “Delitto sotto il sole”(1982) di Guy Hamilton. In “Billy Budd” (1962), ha vestito i panni del Capitano Vere. Dal romanzo di Melville, di cui firma anche la regia e la sceneggiatura. Il secondo Oscar lo ottiene, nel 1965, con “Topkapi”. Commedia di Jules Dassin. Eclettico. Disincantato. Dotato di arguto senso dell’umorismo. Pare che Peter Ustinov tenesse le due statuette ricevute dall'Accademy una di fronte all'altra sulla sua scrivania, sistemate come se stessero giocando una partita a tennis. Disciplina che amava particolarmente. Dal 1969 Ustinov si allontana dai riflettori per dedicarsi al suo lavoro di ambasciatore dell'UNICEF. Alle tante già ricevute, si aggiungono onorificenze di grande rilievo, come quella di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico e, nel 1990, la nomina a baronetto. Nel 1992 diventa Cancelliere della University of Durham, data la sua precedente esperienza come rettore della University of Dundee alla fine degli anni Settanta. Il 31 ottobre 1984, stava aspettando per un’intervista, nel suo giardino da Primo Ministro dell'India, Indira Gandhi. Non ci arrivò mai. Fu assassinata dalle sue guardie del corpo sikh, proprio mentre si avvicinava a Peter Ustinov e alla sua squadra, pronti per le riprese. Peter Ustinov muore il 28 marzo 2004. A Genolier. Nel Canton Vaud. In clinica. La Svizzera gli aveva riconosciuto la cittadinanza negli anni Sessanta. Al suo funerale, il direttore esecutivo dell'UNICEF, Carol Bellamy, parlò in rappresentanza dell'allora Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan. Peter Ustinov. Magnanimo. Nobile dentro. Con creatività e gioia innate. Di cuore, si spendeva per rendere il mondo un posto migliore. Fermamente convinto che valesse sempre la pena impegnarsi per una buona causa. L’ atteso arrivo a Bellinzona, nel 1991, quale ambasciatore ufficiale dell’UNICEF, al Film Festival Ragazzi, ora Castellinaria, fu mancato per un soffio. La sua “Fondazione Ustinov”. Costituita nel 1999, continua a sostenere il mondo dell’infanzia. Aiutandolo concretamente in percorsi e bisogni. “I bambini sono l'unica forma d'immortalità di cui possiamo essere sicuri.”