SCINTILLE
Mylène Demongeot, il fascino irresistibile di una donna libera
Da Gary Cooper ad Alain Delon, da Brigitte Bardot a Louis de Funès. Brenno Martignoni Polti racconta la vita, gli amori e la carriera di un'attrice che ha attraversato il grande cinema europeo senza mai rinunciare alla propria indipendenza

di Brenno Martignoni Polti

Parigi. 1957. Primi di giugno. Grand Rex. Addobbato a festa. Vi si inaugura una scala mobile. È una prima. In una sala cinematografica. Sull’avvenimento diversi scatti. Tra tutti. Accanto ad un mostro sacro. Gary Cooper. Gli tiene confronto una giovane. Discreta. Non famosa. Da lì in poi, in felice ascesa. Una vita per il cinema. Marie-Helene (detta Mylène) Demongeot. Nata a Nizza. Il 29 settembre 1935. Figlia d’arte. Il padre. Alfred. Aveva conosciuto la futura moglie e madre. Klaudia Trubnikova. A Shanghai. Proveniente dall’Ucraina. Dalla città di Kharkiv. In fuga dalla guerra civile. Nei primi anni di scuola. Mylène, operata agli occhi da ragazzina per un problema di strabismo, studia pianoforte e arte drammatica. Fino all’incontro con la moda. A quindici anni, è in passerella per Pierre Cardin. Poi, la vocazione dirompente nella settima arte. A cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Eterna rivale di Brigitte Bardot. Natali quasi negli stessi giorni. Brigitte. Il 28 settembre 1934. Mylène. Il 29 settembre 1935. “Eravamo gemelle, a un anno e un giorno di distanza”. L’affettuoso messaggio di B.B., in occasione della scomparsa. Mylène Demongeot, il primo ruolo da protagonista, lo ottiene nel 1958. “Fatti bella e taci". Film di Marc Allégret. Vi recitano altre promesse emergenti. All’epoca, pressoché due sconosciuti. Alain Delon. Jean Paul Belmondo. Sempre nel 1958. Bella e ingenua amante. In “Bonjour tristesse". Di Otto Preminger. Dal romanzo di Franҫoise Sagan. Messa in scena ardita. Flashback. A colori. Le sequenze nel presente. In bianco e nero. Cast d’eccezione. Deborah Kerr. Nei panni dell’elegante designer di moda parigina. Jean Seberg. La tediata figlia adolescente. David Niven. Il padre. A seguire, diverse produzioni storiche in costume. Ne’ “Il ratto delle Sabine”. Film del 1961 diretto da Richard Pottier. Mylène è Rea con Romolo alias Roger Moore. La stessa Mylène Demongeot è Hélène, alla celeberrima trilogia poliziesca. Diretta da André Hunebelle. Con Jean Marais e Louis de Funès. “Fantomas 70” (1964). “Fantomas minaccia il mondo”(1965). “Fantomas contro Scotland Yard” (1967). In Brasile. Sul set di "Copacabana Palace", firmato da Steno, nel 1962, Mylène si innamora di Antonio Carlos Jobim. Musicista. Padre della Bossa Nova. Dice addio al marito Henri Coste. Si trasferisce all’ombra del Pan di Zucchero. Finita la passione, torna in patria. Sposa, in seconde nozze, il figlio dello scrittore George Simenon. Il regista Marc. Assieme fondano una società di produzione. Nel contempo, si allontana senza nostalgia dalle scene, rifugiandosi nel Sud della Francia. Rimasta vedova, nel 1999. Il marito perisce in una caduta accidentale dalle scale. Divide il suo tempo fra la scrittura e l'attività di animalista. Oltre all’impegno nelle battaglie civili contro l’alcolismo e l'uso delle mine antiuomo. Con l’associazione HAMAP (Halte Aux Mines AntiPersonnel), di cui era madrina. Mylène è autrice di diversi libri. In particolare, un’autobiografia. "I lillà di Kharkiv". In omaggio alla mamma. Nel 2007 fu insignita dal governo francese dell'onorificenza di Commendatore dell’Ordre des arts et des lettres. L’ultimo impegno sul set. Nel 2021. “Il peggior lavoro della mia vita". Film di Thomas Gilou. Con Gérard Depardieu. Nella memoria collettiva, comunque, è e rimarrà Anna Padoan. La ragazza veneta che approda nella capitale in cerca di fortuna. Protagonista di "Un amore a Roma" del 1960. Per la regia di Dino Risi e la sceneggiatura di Ennio Flaiano. Una narrazione diretta. Di grande attualità. Tocca il tema della fragilità dei rapporti sentimentali. “E’ difficile amarsi oggi, si gioca a carte scoperte. E’ più facile diventare amici. Ed è meglio, in fondo". Dice Peter Baldwin. Interprete del personaggio Marcello Cenni. Rivolgendosi alla sua Anna, che sta per lasciare dopo una notte d’amore. Nella scena finale. Lei. Con l’impermeabile maschile sopra la guêpière. Sfinita e provata per esigenze di copione. Scompigliata. Occhi gonfi di pianto. Eppure irresistibile. Magnetica. Impegnata. Nelle innumerevoli parti. Mai scontata. Amata dal grande pubblico. Mylène Demongeot si è spenta a Parigi il 1 dicembre 2022. Aveva 87 anni. “Sono una donna libera e rivendico totalmente questa libertà.” La sua essenza. Di artista.

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