Svizzera
16.03.2018 - 17:460
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:43

Condanna del mostro di Rupperswil, la delusione di Del Don. "È un perverso, non un malato: considerarlo tale sarebbe un insulto ai malati psichiatrici e alla psichiatria"

Detenzione a vita e internamento ordinario non bastano allo psichiatra: "è uno dei crimini più efferati mai perpetrati in Svizzera, un macello eseguito lucidamente, sistematicamente e consapevolmente. Serviva l'internamento a vita, sono preoccupato per questa deriva del diritto"

RUPPERSWIL - Ha uccise quattro persone, sgozzandole, dopo aver abusato sessualmente di uno di loro, un ragazzino di tredici anni, poi ha bruciato la casa. Ed era pronto a colpire altre vittime. Il mostro di Rupperswil, com'è stato definito il 34enne svizzero con tendenze pedofile Thomas N, è stato condannato alla detenzione a vita e all'internamento ordinario.

Una sentenza esemplare, che mira a contenere la sua pericolosità sociale più che a curarlo. Ancor più duro, come pena, ci sarebbe stato l'internamento a vita, e lo psichiatra Orlando Del Don è deluso.

"Uno dei crimini più efferati mai perpetrati in Svizzera. Si è parlato di un vero e proprio massacro, di macello eseguito lucidamente, sistematicamente e consapevolmente da un perverso. Un perverso, si guardi bene, e non un malato di mente", ci dice.

"Perché considerarlo tale sarebbe un insulto ai pazienti psichiatrici e alla psichiatria", sostiene.

"Pertanto la condanna avrebbe dovuto necessariamente contemplare l'internamento a vita. Sono pertanto deluso e preoccupato per questa deriva del diritto, della giustizia e di certa psichiatria. La giustizia penale non è ancora pronta. Abbiamo avuto la prova che in questa fattispecie il giudice e gran parte dei giurati si era distanziata dal parere dei periti per quanto riguarda le loro conclusioni e, in particolare l'internamento ordinario e non, invece, l'Internamento a vita. Condivido pertanto appieno il parere dell'avvocato Carlo Borradori che si è bene espresso oggi all'annuncio della sentenza (legale delle due sorellastre di due delle persone uccise nel massacro, tra cui il ragazzino violentato: ha detto che la giustizia svizzera è impreparata di fronte a casi simili e che ci sarebbe voluto più coraggio di distanziarsi delle perizie, ndr)".

Del Don coglie l'occasione "per esprimere la mia solidarierà, vicinanza e il mio profondo cordoglio ai parenti delle vittime".
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