Un caso emblematico è stato recentemente sollevato dal Segretariato OCST del Sopraceneri che ha segnalato al Ministero pubblico una situazione a dir poco paradossale. Un impresario attivo nel settore dell’edilizia, con una tattica infida e architettata nel dettaglio, si accaparra mandati offrendo prezzi stracciati e già sapendo (se ne fa persino vanto in modo sfrontato) di poi rifarsi non ottemperando ai suoi obblighi verso i dipendenti e i creditori.Nessuna considerazione per il danno materiale e umano apportato al personale, per il pregiudizio riversato sui fornitori e creditori così come per il costo scaricato sulla collettività, chiamata a sopperire con prestazioni assicurative e sociali agli imbrogli del sedicente impresario.Necessaria maggiore severitàL’OCST auspica perciò che casi come quello segnalato trovino nella magistratura un fronte severo e irriducibile. Ritiene però anche opportuno approfondire e varare provvedimenti che consentano:- di dotare gli Uffici dei fallimenti di personale e organismi specializzati nella verifica delle contabilità aziendali al fine di individuare situazioni di evidente responsabilità degli amministratori;- di intensificare la trasmissione alla Magistratura dei casi dove sussiste un sospetto di irregolarità; - di coinvolgere, oltre alla responsabilità degli amministratori delle società fallite, anche quelle degli uffici di revisione se si rileva una leggerezza colpevole nella valutazione dei conti;- di rendere più frequenti e efficaci le procedure che condannino gli amministratori a rispondere con il patrimonio personale nei casi delittuosi.Si sollecita cioè un utilizzo più rigoroso degli strumenti già disponibili di individuazione delle situazioni di abuso come pure un adeguamento del diritto penale e societario in modo che cessino di essere un terreno fertile per lestofanti senza scrupoli.La necessità di meglio governare questo campo delicato dell’attività economica, i cui risvolti sono anche di natura sociale, è d’altronde avvalorato dal volume rilevante di fallimenti che si producono. In Ticino negli anni si registra un numero di fallimenti che supera le 600 unità (nel 2014: 672) con perdite per un centinaio di milioni di franchi. Guai lasciarvi proliferare speculatori e avvoltoi!