Dopo tanto discuterne, il LAC è stato inaugurato. E da ticinese non posso che rallegrarmi che nel nostro Cantone sia stata realizzata una struttura culturale così importante e ambiziosa. Non solo per il suo valore architettonico, ma anche – direi soprattutto – per il ruolo che il LAC vorrà e saprà assumere in ambito artistico.Grazie a quanto saprà proporre dal profilo concertistico, teatrale e museale il LAC dovrà diventare il fiore all’occhiello della cultura ticinese. Dovrà poter competere sulla scena culturale svizzera e internazionale, senza paura e senza complessi di inferiorità. I contenuti quindi, accanto al contenitore. E sono convinto che se il LAC riuscirà nella sua missione, ne trarrà beneficio l’intero mondo culturale ticinese, come del resto è avvenuto a Lucerna e nella Svizzera centrale con il KKL. Non dobbiamo temere che Lugano fagociti tutto quanto è cultura in Ticino e minacci le altre realtà. Anzi. Com’è già stato sottolineato dagli stessi responsabili di alcune delle altre strutture culturali ticinesi, il LAC potrà fungere da stimolo per tutto il Ticino. Grazie all’eccellenza che vi verrà rappresentata potrà essere innescato un circolo virtuoso tale da permettere a tutti di crescere, di sfruttare gli impulsi e la fama di chi dispone di più risorse, per ritagliarsi un proprio spazio, complementare e non alternativo al polo culturale luganese. Creare una rete culturale cantonale è del resto anche l’auspicio del Gran Consiglio, che da poco ha varato la nuova legge sul sostegno alla cultura, di cui la conferenza cantonale è uno dei capisaldi. Un obiettivo che con il LAC sarà più facile raggiungere.Il Ticino è pieno di interessanti realtà culturali. Lo sappiamo bene a Bellinzona, dove coccoliamo due piccoli gioielli – il Teatro sociale e il Museo di Villa dei Cedri – coscienti però che il nostro teatro e il nostro museo non potranno mai competere con il KKL o il LAC, per non parlare di strutture ancora più ricche e importanti, di statura internazionale. Proprio per questo, credo che l’arrivo del LAC possa aiutarci e stimolarci a definire meglio la nostra identità e la nostra missione e a fissare i paletti del nostro agire. A Bellinzona, come già avviene del resto, bisogna offrire al pubblico un prodotto di qualità chiaro e definito, diverso e complementare da quello che per sua natura viene proposto altrove. E con il LAC non bisognerà guardarsi con ostilità o far finta di non conoscersi, ma collaborare, scambiarsi le esperienze e approfittare delle diversità. In un senso e nell’altro.Perché vi sono rappresentazioni teatrali che non avrebbe senso portare al Sociale e altre, invece, che fatalmente non troveranno spazio a Lugano e possono essere proposte in strutture più piccole e complementari negli altri centri culturali ticinesi. Lo stesso vale per i concerti da camera e le esposizioni.Parlarsi e collaborare, dunque, coscienti delle proprie peculiarità e delle proprie capacità. Da questo punto di vista il Municipio di Bellinzona e quello di Lugano sono in sintonia. In un recente piacevole incontro tra i due esecutivi sono state gettate le basi per instaurare un dialogo costruttivo in ambito di trasporti (l’arrivo di AlpTransit riguarderà entrambe le Città), energetico, ma anche culturale. È questa la strada da seguire, per trasformare simbolicamente il LAC in TAC (“Ticino, Arte e Cultura”) ed avere anche in campo culturale un Ticino più unito verso Berna.