Al sindacato OCST a differenza di UNIA non è stato rivolto un invito in quanto non vi era un contatto diretto con un rappresentante del settore frontalieri, ma si presumeva che, vedendo pubblicata la notizia, ci si attivasse con un interesse ed un coinvolgimento che era più che leggittimo. Cosi non è stato. Non capisco quindi il delegare ad altri quando si poteva e si doveva essere presenti in veste di relatori alfine di informare ed assistere le centinaia di tesserati. Per inciso, alle centinaia di persone presenti non è stato rivolto alcun invito personalizzato, ma si sono attivate in modo autonomo confluendo in massa. Forse questo si aspettavano molti frontalieri. E ciò non ha nulla a che fare con presunte lotte anti sindacali o scavalcamenti di ogni genere, ma il Frontaday è stato invece un'occasione di ritrovo, di informazione e di discussione circa il mondo del lavoro ticinese e le diverse decisioni politiche.Inoltre faccio presente al signor Robbiani che la rabbia di diversi frontalieri nel non vedere ad un evento come il Frontaday i sindacati presenti ha fatto ragionare molti sull'effettiva utilità nell'avere una tessera sindacale. Si è creata una certa desolazione unita ad un senso di abbandono, sensazioni già percepite mesi addietro per la serie di eventi che hanno coinvolto i frontalieri (decurtazioni salariali, blocco di 13 esime, licenziamenti selvaggi, richiesta certificati penali). Tutto ciò ha fatto nascere ad alcuni l'idea di disdire la tessera al proprio sindacato. Specifico che questo pensiero è pervenuto dai frontalieri, non di certo dall'organizzazione del Frontaday, la quale non vede in alcun modo i sindacati come contrasto. Anzi sperava in un'attiva collaborazione.Inoltre, rispondendo all'affermazione del signor Robbiani circa un eventuale associazione di Frontalieri, non ne condivido l'analisi, in quanto ritengo che un esercito di quasi 70mila frontalieri abbia un potere enorme, basti pensare anche ad un sol giorno di sciopero all'unisono e che, unito al potere dei residenti possa, anzi debba, piegare imprenditoria, finanza ed istituzioni ticinesi a far prevalere il diritto e la dignità del lavoro con relative severe regole. L'assenza di tutto cio per l'agevolazione del sol introito fiscale genera di fatto una giungla salariale per i frontalieri ed un notevole numero di disoccupati e persone in assistenza fra i residenti. Mi stupisco che in questo senso e vista la situazione non sia stato organizzato dai sindacati un Ticinoday. Di certo personalmente sarei anche in questo caso in prima linea nell'organizzazione.Inoltre ritengo che problemi di sfruttamento salariale non siano riconducibili alla libera circolazione, ma anzi la mancanza di leggi, diritti e tutele, la mancanza di molti Ccl e di minimi sindacali molto bassi all'interno dei "confini ticinesi" agevolino di fatto un uso selvaggio del concetto di libera circolazione. E questo va a favore di chi mira ad aumentare i propri fatturati facendo dello sfruttamento salariale, e sono gli stessi che tempo fa in occasione di eventi organizzati dai comuni del calibro di "Benvenuta impresa" hanno accolto con estrema felicità la mancanza di leggi e diritti, l'assenza di Ccl, specie nel ramo industriale ed un minino sindacale ad hoc. Se poi aggiungiamo le agevolazioni fiscali possiamo ben capire l'enorme delocalizzazione verso il Ticino.Impedendo la libera circolazione l'unico cambiamento che si otterrà sarà che gli sfruttati inizieranno ad essere i residenti, ma istituendo una semplice regola come i pari salari fra residenti e frontalieri si eliminerebbe di fatto il problema del dumping salariale, ed è questo che ha fatto divenire il Ticino una giungla a livello salariale.Ovviamente però, le istituzioni locali come l'imprenditoria unita alla politica ben sanno quante aziende chiuderebbero sedute stante se solo si istituissero finalmente dei paletti legislativi, dei Ccl in tutti i settori mancanti, e vi fosse l'illegalità dei licenziamenti economici, ottenendo di fatto anche una parità salariale, che molte aziende, specie quelle delocalizzate non si potrebbero permettere, visto che riducerebbero il largo fatturato di cui godono, visto che spesso si tratta di aziende di un certo prestigio economico.Questi sono i temi che spesso in Ticino si evita di affrontare, ma rappresentano la difficile realtà del Ticino stesso a cui tocca decidere se far prevalere l'introito fiscale per colmare i gravi debiti in cui versano molti comuni ticinesi, o far prevalere il diritto al lavoro e la dignità nel vederlo, finalmente, regolamentato come si deve. Quindi a quando un Ticinoday unito al popolo del Frontaday?