La rapida entrata in vigore dell’intesa climatica adottata alla COP21 a Parigi è il segnale politico chiaro che le nazioni di tutto il mondo sono impegnate in un’azione mondiale per rallentare il cambiamento climatico. Gli obiettivi climatici sono dunque fissati dall’Accordo di Parigi, ma il fulcro dei meccanismi per raggiungere e come sviluppare in modo sostenibile la società. La COP22 che si tiene a Marrakech in questi giorni, rappresenta un momento importante per la comunità internazionale, è infatti qui che sta venendo tracciata la road map per uno sviluppo ''sostenibile''.Mentre i governi negoziano i meccanismi politici e mentre le Organizzazioni Non Governative si focalizzano sulle loro singole, e nobili, battaglie, la domanda alla radice della crisi sociale e ambientale non viene posta in nessuna arena della COP22: possiamo davvero sviluppare un pianeta sostenibile basandoci sull’attuale sistema economico? Lo sviluppo sostenibile è stato il nucleo di tutte le negoziazioni climatiche degli ultimi anni. Questo termine viene citato ripetutamente, eppure l’Accordo di Parigi menziona anche la promozione della “crescita economica” (Art.10.5). Quando si incomincerà a discutere l’incompatibilità di queste prospettive?La crescita economica viene misurata con il Prodotto Interno Lordo (PIL), che tiene conto solamente delle transazioni in denaro, e trascura tutte quelle a titolo gratuito, come ad esempio le prestazioni nell’ambito familiare o quelle attuate dal volontariato. Sempre basandosi sull’attuale sistema economico, una foresta vergine non ha nessun valore economico, ma la stessa lo assume se tagliata e usata per la produzione di beni e servizi. I costi sociali e ambientali non vengono interiorizzati dall’attuale sistema. Ad esempio i prodotti che troviamo nei negozi non integrano l’impatto ambientale, quale l’inquinamento del processo di fabbricazione, nel prezzo che ci viene offerto. Le questioni ambientali dovrebbero essere integrate nei forum economici internazionali. Non necessitiamo di conferenze parallele per discutere unicamente del clima. Infatti sebbene qui alla COP22 si discutano i meccanismi più efficienti e competitivi per ridurre le emissioni di CO2, tutto ciò non migliorerà le condizioni ambientali se il profitto e la crescita rimarranno le fondamenta dell’economia. Inoltre la questione deve spingersi aldilà del dibattito tra energie fossili e rinnovabili. Bisogna agire alla radice della consumazione, perché la migliore energia è quella che non viene utilizzata. In un modello economico che mira alla riduzione della produzione e consumazione, gli effetti ambientali verrebbero integrati direttamente nel BAU “Business As Usual”, ovvero nel normale sistema. Solo ridisegnando la società del consumo e misurando con nuovi indici più adeguati ad un vero benessere sociale e ambientale, si potrà ridurre l’impatto che abbiamo sul clima.