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22.02.2024 - 10:560
Aggiornamento: 12:21

Sergio Morisoli: “ll socialismo non è scomparso, è solo mutato geneticamente”

"Le conseguenze? Finanze statali sfasciate, debito pubblico in esplosione, mercato del lavoro martoriato, economia in crisi, costi sociali incontrollabili… Per arrestare il declino bisogna dire basta alle politiche di sinistra"

di Sergio Morisoli *

Fermiamo il declino: stop alle politiche di sinistra. Non è uno slogan elettorale, bensì la prima misura necessaria e concreta per iniziare l’inversione di tendenza. Perché? Perché nulla accade per caso, e la situazione attuale ha un’origine, una causa verificabile; non bisogna andare lontano, vale anche qui da noi.

Il socialismo non è scomparso e non è meno pericoloso di quello del secolo scorso (la Presunzione fatale ben descritta dal Nobel F.A. Hayek). È solo mutato geneticamente e si è diffuso negli altri partiti.

Come?

Per cominciare, i socialisti hanno abbandonato la lotta di classe, avendo capito a) che l’hanno persa, e b) che l’economia capitalista è utile e serve a riempire le casse dello Stato e pure per finanziare i loro piani.

Hanno cambiato obiettivo: ora vogliono abbattere i valori e le regole del gioco che hanno prodotto benessere individuale e prosperità per tutti in Svizzera. Cioè i capisaldi della nostra vecchia, sana, buona, noiosa politica borghese che tutti ci invidiano.

Il socialismo trasversale e diffuso in tutti i partiti ora si chiama statalismo e centralismo. Questo concetto è più sdoganabile ed esportabile, va oltre i confini del classico Partito socialista.

Questi due fenomeni, statalismo e centralismo, sono i due veri nemici del benessere, della libertà, della responsabilità individuale, dell’economia e del sistema istituzionale svizzero e ticinese.

Lo statalismo pianifica la vita dei cittadini e delle imprese in ogni ambito dalla culla alla bara, e il centralismo burocratico la dirige. Purtroppo questa tentazione di perseguire dall’alto il “perfettismo” sociale ed economico, è molto attrattiva per troppi non socialisti, per questa ragione le politiche di sinistra crescono e trovano terreno fertile trasversalmente nel Governo e in Parlamento.

Non è facile accorgersi della efficace mutazione genetica del socialismo e della sua efficienza nel diffondersi ben oltre al classico terreno dell’economia.

Per capire il mutamento in atto, eccovi qualche esempio di cosa il socialismo geneticamente modificato sta producendo:

- diritti illimitati senza doveri e deresponsabilizzazione individuale;

- ingerenza e ostacoli all’economia;

- iper regolamentazione, eccesso di controlli, permessi e certificazioni a go-go;

- prestazioni sociali “à la carte” e a pioggia;

- moltiplicazione di imposte, tasse e balzelli;

- consumismo pubblico;

- clientelismo partitico;

- immigrazione libera e incontrollata;

- assorbimento automatico del diritto UE in moltissimi campi;

- centralismo decisionale e dirigismo burocratico dall’alto;

- spendere malamente i soldi degli altri o quelli che non ci sono;

- libertinaggio dei comportamenti;

- relativismo etico e perdita di senso civico;

- caos culturale e identitario;

- integralismo ecologico;

Lo statalismo e il centralismo che promuovono queste politiche hanno superato di gran lunga per attrattiva la lotta di classe tra “padroni e operai”. Il socialismo in queste forme nuove sta prendendo il sopravvento culturale, nel modo di ragionare in molti campi della politica, nel modo di fare le Leggi e nel rapporto cittadino - Stato.

Le conseguenze si vedono chiaramente perfino alle nostre latitudini:

Lavoro: precario

Famiglie tradizionali: penalizzate

Aziende serie: demonizzate

Contribuenti: strizzati

Ceto medio: dimenticato

Proprietà privata: punita

Bilaterali: subiti

Stato: costoso e deficitario

L’eredità del socialismo geneticamente modificato appare ormai chiara, è lì da vedere: le finanze statali sfasciate, il debito pubblico in esplosione, il mercato del lavoro martoriato, l’economia in crisi, i costi sociali incontrollabili, l’emigrazione giovanile galoppante, il malessere sociale generalizzato, i buoni contribuenti che se ne vanno e le ditte a valore aggiunto che non vengono.

Ci sono tempi in cui in politica si ha il previlegio di poter costruire, sognare, crescere; altre volte invece prima di poter costruire positivamente occorre fermare le storture. Noi ci troviamo in questa seconda realtà.

Dobbiamo bloccare il declino impedendo al consociativismo di sinistra di continuare a spingerci dentro. Ci è chiesto di fare il contrario di quello che da anni fanno loro. E ci sono solo poche cose adatte e subito efficaci per ottenere questo risultato:

1) Controllare il potere della burocrazia e di chi governa

2) Spingere il Parlamento a fare il legislatore e il Governo l’esecutivo

3) Far rispettare le regole del gioco e le decisioni democratiche

4) Dare voce ai cittadini in Parlamento e con la democrazia diretta, non nelle piazze

5) Impedire le decisioni che vanno a scapito del ceto medio, delle famiglie e delle aziende

6) Imporre la parsimonia allo Stato e bloccare il “tassa e spendi” dei soldi dei cittadini

7) Lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini

8) Togliere i bastoni dalle ruote di chi vuol fare, intraprendere, produrre e creare lavoro

9) Decentralizzare il potere dando fiducia alla società civile in tutte le sue forme

10) Comprimere le attività dello Stato: da estensivo a intensivo

 
* Capogruppo UDC in Granconsiglio

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