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08.04.2024 - 08:550

Alberto Siccardi: "Elezioni comunali, un assegno in bianco?". E su Lugano...

"Ormai le votazioni non sono più deleghe precise, ma un atto di cieca accettazione verso chi prenderà, quando fosse eletto, delle decisioni di cui in campagna elettorale non ha mai neanche parlato, se non vagamente"

Di Alberto Siccardi *

Ci si permetta qui di riprendere il solito dubbio di fondo sulla realizzazione del «Governo del Popolo» attraverso una votazione. Ormai le votazioni non sono più deleghe precise, ma un atto di cieca accettazione verso chi prenderà, quando fosse eletto, delle decisioni di cui in campagna elettorale non ha mai neanche parlato, se non vagamente.

Il voto è una delega in bianco collettiva, senza nessun legame a programmi vincolanti, concreti e chiari. Dettato da fattori di appartenenza partitica multigenerazionale («la famiglia è sempre stata Liberale»), di interesse spicciolo contingente (voto il partito che mi ha fatto assumere in Comune, quello che mi appoggia nella aggiudicazione di commesse pubbliche importanti), il voto molto sovente insegue l’ottenimento di vantaggi. Il più delle volte più che leciti, a volte meno. Chi viene eletto non ha così nessun vincolo per l’elettore comune, quello che vota un ideale, e in un certo momento del suo mandato potrà costruire dei piani più o meno faraonici che toccano interessi di amici o di potentati che oggi o domani potranno ricambiare il favore.

Non dimentichiamo però quell’ala di sinistra, più o meno verde, che ritiene comunque suo eterno dovere il miglioramento del mondo, a modo suo, volando altissima per salvare il pianeta, per fare della scuola una palestra fantasiosa per appiattire le nuove generazioni, così più facilmente gestibili, dare spazio ai gay e ai trans, favorire l’emigrazione, nel tentativo di snaturare la nostra cultura attraverso l’annacquamento della nostra cultura.

Questi signori non vogliono fare il terzo Centro congressuale, lo lasciano fare eventualmente al Centro, infischiandosene del debito e del disavanzo che crescono. L’importante è che il pianeta si salvi, che i trans abbiano i loro spazi (che nessuno ha mai loro negato) e che le strade di Lugano si riempiano di aiuole di fiori che intralciano il traffico; e anche, fra non molto, di emigranti illeciti. Non si può negare che in questo caso il programma della sinistra sia chiaro e coerente con quelli del passato.

In sintesi, c’è chi farà opere inutili e costose e chi lavorerà a realizzare i suoi sogni verdi in un mondo nuovo, partendo dalla scuola, dove il sesso dei bambini sarà messo in discussione da «esperti del settore», nemici della famiglia tradizionale.

Di fronte a questi due ordini di scelta, comunque poco edificanti, uno si fa delle domande. Non interessa discutere il programma della Sinistra, in buona parte inaccettabile, comunque ben noto. Vediamo quello del Centrodestra. Sprecare tempo e denaro per lanciare messaggi «disperati» per chiedere ai candidati, vecchi e nuovi, che si impegnino a spiegarci che cosa faranno se saranno eletti? Uno straccio di programma elettorale. No? È ormai troppo tardi. La seconda opzione potrebbe essere quella di rendere note le nostre lamentele, le nostre paure, in modo che i futuri «regnanti» ne tengano conto, chiunque venga eletto.

La terza opzione e quella di non votare. «Tanto fanno quello che vogliono», è la sintesi di quanto si è detto sopra. Fra le brutture del passato, che vivranno nel nostro presente e futuro, c’è quella delle due torri, senza le quali, così si è preteso nel Comune di Lugano al Dicastero della economia, non si facevano né Stadio né Palazzetto dello Sport; e che hanno, con questo ricatto, portato i ticinesi a votare 400 milioni contro i duecento iniziali e veramente necessari per lo Stadio.

E poi c’è quella altra bruttura senza fine degli eterni lavori stradali nei Comuni di tutto il Cantone, con cantieri aperti e, molti, senza attività, ma comunque con un costo giornaliero gettato al vento; il disagio per tutti noi non conta, è gratis. E cosa dire delle decine di bus cittadini, di recente acquistati non si sa in seguito a quale futuro piano cittadino, enormi e quasi sempre vuoti. Queste sono decisioni prese e non lasciano presagire niente di buono. Per il futuro. Non ci parlino per favore del terzo Centro congressuale senza presentare un piano economico attendibile, costi contenuti e ricavi credibili. Ricordiamoci che il LAC ha ricavi per il 50% dal Comune e solo l’altro 50% viene da eventi privati o da eventi di terzi. C’è spazio per un terzo Centro congressuale? Quanto costerà alla Comunità tenerlo aperto e come si giustificheranno le centinaia di milioni spesi per costruirlo, sottraendoli a progetti essenziali lasciati da parte? Quali? Lo vedremo più avanti.

Il rilancio dell’aeroporto cosa vuol dire? Oggi dà lavoro a una quarantina di persone e nessuno perde la solita marea di soldi. Vogliamo ricominciare a perdere 70 milioni in cinque anni? Magari riempiendo l’area di fabbricati inutili, come ha proposto qualcuno che sa fare solo quello?

Per il Palazzo della Giustizia il Popolo andrà a votare: almeno vedremo come i proponenti giustificano di gettare 250 milioni o una grossa parte di essi per uno scopo che ai più non è chiaro. In più c’è da mettere in palio le invenzioni, in parte ancora ignote (aspettiamoci qualche sorpresa) e in parte già accennate, come l’asfaltatura di «tutto il Cantone», che forse ricadrà in parte sui Comuni, ma sicuramente aumenterà il disagio di chi vorrà muoversi a Lugano.

Come si potrebbero spendere bene parte delle risorse disponibili? Si parla di Lugano come del «leader del Canton Ticino». Bene: che cosa fare per esserlo? Un primo progetto. La scuola e la formazione sono un problema da risolvere da decenni. Non costa quanto asfaltare il cantone e certo non fa girare centinaia di milioni. Lo facciamo fare ai privati? E non lo si risolve con i livelli A e B, che è come nascondere la spazzatura sotto il tappeto. Lo si fa mettendo a contatto il mondo del lavoro con le strutture scolastiche, sia professionali che universitarie, guardando ai sistemi anglosassoni che seguono gli studenti coi tutor. Questa è leadership. E non è difficile sognare un innalzamento della cultura civica in un Paese, la Svizzera, che ne ha fatto la sua bandiera e l’origine del suo successo. È penoso sentire in questi giorni certe autorità scolastiche sostenere che in fondo la civica la si insegna trasversalmente in tutte le materie. Dobbiamo rispolverare l’indagine di Franco Celio e aggiornarla? Non ci è bastata l’esperienza dei Molinari? Poveri ragazzi lasciati soli e preda di correnti di pensiero antisociali. Secondo progetto per la nostra leadership. Aumentare l’efficienza dello Stato. Lo spreco deve essere identificato ed eliminato. L’eccesso di personale deve essere verificato, al limite con l’aiuto di una Commissione federale che lo valuti a confronto con gli altri Cantoni ed eliminato, senza valutazioni partitiche (quale partito perderebbe più voti alle prossime elezioni) e senza danneggiare chi oggi lavora, semplicemente, non sostituendo chi va in pensione. Triste assistere ad uno sciopero degli statali, per difendersi da provvedimenti che, senza fare loro del male, vogliono solo preparare un Paese migliore ai loro figli.

Lugano sicura. Non si può sentire in televisione che Lugano è sicura, salvo che per il pericolo degli emigranti. Prepariamoci ad accogliere degnamente chi vuole venire a vivere e a lavorare da noi, investiamo in strutture ma anche in organi di protezione dell’ordine e della convivenza civile. Lugano perderebbe la sua attrattività se divenisse una nuova Como o, peggio, una nuova Milano.

Chi si presentasse alle elezioni con questi programmi sarebbe degno di governare il Cantone. Ma per farlo bisogna veramente amare il Paese, dimenticando le cattive vicende del recente passato.

* imprenditore

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