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09.04.2024 - 17:300

Amalia Mirante: "Ticino, sempre più poveri e infelici"

"Non siamo "solo" più poveri, ma siamo anche più soli. L'inazione è una colpa grave nei confronti dei cittadini"

*Di Amalia Mirante

I fatti sono testardi. Denuncio da tempo la situazione economica del nostro cantone e il generale e graduale impoverimento. E per questo sono spesso etichettata come disfattista o populista. La mia colpa? Ingigantire fenomeni “tutto sommato contenuti” se non addirittura, disturbare il manovratore. Sfortunatamente, un’altra volta “cassandra” ha ragione. Vediamoli, questi fatti.

Il tasso di povertà in Ticino (2022) è del 12.8%, quattro punti sopra quello svizzero (8.2%). I ticinesi che non guadagnano abbastanza per vivere sono quasi 45 mila. Questi poveri (chiamiamoli con il loro nome!) vivono con al massimo 2'248 franchi al mese se sono soli o 4'010 franchi per due adulti con due bambini. Per darvi una misura ulteriore del problema, i ticinesi in Svizzera sono circa il 4%. I poveri ticinesi sono invece il 6.4% rispetto ai poveri in Svizzera.

E la situazione è peggiorata rispetto all’anno prima, quando i poveri in Ticino erano 3’400 in meno. Il nostro “povero” cantone vince anche la poco invidiabile classifica dei working poor, ossia coloro che pur avendo un lavoro non riescono a guadagnare abbastanza: sono oltre 7'000 persone. Il nostro tasso è del 5% contro una media nazionale del 3.8%. Siamo sul podio anche qui, ahimé.

Siamo al primo posto in Svizzera anche per il rischio di povertà. Mediamente a livello nazionale una persona su sette guadagna meno del 60% del reddito mediano, in Ticino siamo a più di una persona su cinque. Se consideriamo il rischio di povertà a un livello ancora più precario, ossia le persone che guadagnano meno della metà del salario mediano, scopriamo che queste sono ben il 13.5% dei cittadini del Cantone (a livello nazionale la percentuale è del 9.2%). E questo numero di persone è aumentato di novemila unità dal 2021 al 2022: oggi sono quasi 47 mila.

Non è per niente un fenomeno “tutto sommato contenuto”

Dietro queste cifre e percentuali, ci sono persone con le loro difficoltà quotidiane per vivere: persone che non si possono permettere una spesa imprevista, non possono (mai!) andare in vacanza, hanno arretrati di pagamenti, non possono comperare mobili nuovi. Tutte le cose che per il resto della popolazione sono acquisite, scontate, per questa gente sono un lusso inarrivabile. E oltre questi dati, comincia ad emergere una rottura del tessuto sociale: in Ticino le persone che dichiarano di poter contare in caso di bisogno sull’aiuto morale, materiale o finanziario di terzi sono meno della media svizzera. Non siamo “solo” più poveri, siamo anche più soli.

Il Ticino è la regione svizzera dove più persone dichiarano di non sentirsi mai felici, sono insoddisfatte della propria situazione finanziaria, faticano a mettere soldi da parte e a sbarcare il lunario. E non a caso il Ticino è anche il Cantone svizzero con il grado più basso di fiducia nelle istituzioni politiche. Triste, preoccupante. Ma non sorprendente. È, come dicono gli americani, un incidente ferroviario al rallentatore. In passato la classe politica poteva far finta di non vedere la crisi, proprio per il suo procedere graduale. Ora questo treno sta accelerando e le conseguenze del problema, e della sua negazione a livello politico istituzionale, stanno per piombarci addosso in tutta la loro gravità.

L’inazione su questi temi non è più ormai una mancanza minore: è una colpa grave nei confronti dei nostri concittadini.

*Deputata per Avanti con Ticino&Lavoro

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