Niccolò Salvioni: "Per la Svizzera – e per il Ticino – la domanda è brutale: quanto siamo davvero protetti da scenari simili o ci limitiamo a sperare che “non succeda qui”?"

di Niccolò Salvioni *
La notte di Capodanno a Crans-Montana si è trasformata in uno scenario da incubo: un incendio scoppiato nel bar-club “Le Constellation” ha causato circa 40 morti e oltre 100 feriti, molti in condizioni gravissime. In pochi secondi il soffitto ha preso fuoco e il locale, parzialmente sotterraneo, si è riempito di fumo denso, rendendo l’evacuazione quasi impossibile. Le prime ricostruzioni parlano di scintille provenienti da “sparkler” fissati a bottiglie di champagne, portate a pochi centimetri da un soffitto verosimilmente rivestito con materiale fonoassorbente infiammabile e legno; si tratta però di elementi ancora preliminari, che dovranno essere confermati o smentiti dalle perizie ufficiali. Testimoni descrivono un flash di fiamme e poi il panico: una scala stretta come unico accesso praticabile, persone che cadevano, altre che tentavano di tornare indietro.
Kočani: il precedente che nessuno ha voluto vedere
Questo copione richiama drammaticamente quanto già accaduto nel marzo 2025 al nightclub Pulse di Kočani, in Macedonia del Nord. Lì, scintille da fuochi pirotecnici da interno hanno incendiato un soffitto rivestito di materiale fonoassorbente altamente combustibile, in un locale sovraffollato con una sola uscita effettiva. Il bilancio: oltre 60 morti e quasi 200 feriti, per lo più giovani. Le indagini hanno messo in luce non solo l’uso imprudente degli effetti pirotecnici, ma anche gravi carenze sistemiche nei controlli, nelle licenze e nell’applicazione delle norme di sicurezza. La Procura della Macedonia del Nord ha chiuso l’inchiesta principale a fine maggio 2025, individuando 46 indagati per “gravi reati contro la sicurezza pubblica”; da novembre è in corso un maxi-processo a Skopje, con 35 imputati e tre persone giuridiche, tra cui il proprietario del club ed ex autorità locali.
Svizzera: iniziativa fuochi, competenze e responsabilità
Per la Svizzera – e per il Ticino – la domanda è brutale: quanto siamo davvero protetti da scenari simili o ci limitiamo a sperare che “non succeda qui”? Da anni si discute di fuochi d’artificio privati e uso di pirotecnici in contesti sensibili: è pendente un’iniziativa popolare per limitare i fuochi rumorosi, mentre il Parlamento federale ha iniziato a stringere la vite sui petardi più esplosivi, lasciando comunque ampi margini ai cantoni per divieti e restrizioni locali. Dal profilo giudiziario, in linea di principio la competenza per i reati legati all’incendio spetta alle autorità penali del Cantone in cui il fatto è avvenuto, conformemente al principio di territorialità del Codice di procedura penale (art. 22 CPP), dunque al Canton Vallese. Solo in via eccezionale, nei casi previsti dagli articoli 23 e seguenti CPP (reati speciali di competenza federale), il Ministero pubblico della Confederazione potrebbe assumere il procedimento: al momento, questa resta una mera eventualità astratta prevista dalla legge, non un dato politico acquisito.
Intanto, molti comuni svizzeri hanno già vietato o limitato severamente i fuochi, invocando protezione degli animali, inquinamento acustico e rischio incendi. Ma Crans-Montana mostra che il problema non è solo “fuochi all’aperto”: è la combinazione letale di materiali infiammabili al chiuso, locali sotterranei sovraffollati, vie di fuga insufficienti e spettacolarizzazione con scintille e fiamme in spazi ristretti.
Verso quale giro di vite?
È verosimile che il dramma del Vallese spinga verso un giro di vite nei cantoni elvetici, con controlli straordinari nei club e nei bar con intrattenimento, soprattutto se sotterranei, un divieto quasi assoluto di pirotecnici e fiamme sceniche nei locali che non garantiscono standard elevati di resistenza al fuoco e uscite d’emergenza, e linee guida più stringenti per materiali fonoassorbenti e allestimenti interni. A ciò si aggiunge un fenomeno poco discusso: in vari paesi europei l’uso improprio di artifizi pirotecnici è diventato anche uno strumento di confronto violento nelle manifestazioni, con casi documentati di agenti gravemente feriti agli occhi. Anche questo contribuisce a un cambio di percezione delle forze dell’ordine verso un mercato pirotecnico “libero”.
Libertà di divertirsi o diritto a tornare a casa vivi?
Nei Paesi Bassi, il Parlamento ha approvato nel 2025 la legge “Safe New Year’s Eve”, che vieta la vendita e l’uso di fuochi delle categorie F2–F4 ai privati, lasciando solo gli F1; il divieto scatterà dal Capodanno 2026/27, e l’ultimo Capodanno prima del bando ha già visto vendite record e un’escalation di incidenti e incendi, incluso il rogo della storica Vondelkerk ad Amsterdam, ancora oggetto di indagine. In Irlanda la gran parte delle categorie di fuochi è vietata al pubblico, e fuori Europa paesi come il Cile hanno scelto da anni un divieto esteso per i privati, riservando gli spettacoli a organizzatori autorizzati.
Crans-Montana, come Kočani, ci ricorda che la linea tra festa e tragedia può dipendere da pochi secondi, da pochi metri di materiale infiammabile e da un’uscita di emergenza in meno. Il vero banco di prova per la politica, federale e cantonale, sarà decidere se limitarsi a gestire l’emozione del momento o trasformare questo shock collettivo in norme chiare, controlli efficaci e responsabilità condivisa, prima che la prossima “notte di festa” debba essere raccontata allo stesso modo. Dopo il 1° gennaio 2026, fuochi d’artificio e locali notturni non potranno più essere percepiti come prima: la combinazione di effetti pirotecnici e spazi pubblici chiusi entrerà, volenti o nolenti, nel dossier della sicurezza, e non più soltanto in quello dell’intrattenimento.
* avvocato