Quando il sistema è percepito come infallibile, il singolo errore diventa il crollo di un’intera civiltà. La shitstorm attuale non è figlia della tragedia in sé, ma della frustrazione accumulata da chi guarda alla Svizzera con invidia

di Elisa Garfagna *
Da esperta di comunicazione, la Svizzera soffre della "maledizione del primo della classe". Quando il sistema è percepito come infallibile, il singolo errore non viene trattato come tale, ma come il crollo di un’intera civiltà. La shitstorm attuale non è figlia della tragedia in sé, ma della frustrazione accumulata da chi guarda alla Svizzera con invidia.
L'analisi lucida ci dice che la Svizzera sta comunicando nel modo più svizzero possibile: silenzio operoso. Ma nell'era dei social, il silenzio viene riempito dal rumore degli altri. Per questo è fondamentale una comunicazione "ponte": qualcuno che spieghi che la severità del sistema è esattamente ciò che garantirà una giustizia che altrove sarebbe un miraggio.
Volevo stare zitta, lo giuro. Volevo lasciare che il dolore facesse il suo corso nel silenzio che merita. Ma la deriva che sta prendendo questa storia è diventata semplicemente insopportabile. È ora di accendere la luce e spazzare via un po’ di questo fango gratuito. Io sono italiana, vivo in Liguria e non ho nessun interesse a difendere una bandiera per partito preso. Ma da osservatrice esterna, quello che vedo oggi sui social è uno spettacolo deprimente. Una "shitstorm" collettiva contro la Svizzera che ha tutto il sapore amaro della vendetta di chi non aspettava altro che un passo falso per sentirsi finalmente "alla pari".
Quello che è successo a "Le Constellation" a Crans-Montana è una tragedia che ti toglie il fiato, un buco nero di dolore. E sì, questa tragedia ha dei responsabili con nomi e cognomi: Jacques e Jessica Moretti. Sono loro i protagonisti di questo scempio. Sono loro che dovranno spiegare a un giudice perché quella maledetta porta di servizio era chiusa. Sono loro che dovranno convivere con il peso di chi non è tornato a casa per colpa di una gestione che definire negligente è un eufemismo. Ma la colpa di un singolo non è la colpa di un popolo. È troppo facile, troppo comodo fare i moralisti da tastiera puntando il dito contro un intero sistema. È paradossale vedere gente che urla al "fallimento svizzero" mentre vive in realtà dove la giustizia è un terno al lotto e la responsabilità individuale un concetto astratto.
Qui, in meno di 48 ore, le manette sono scattate davvero. Qui, il Sindaco e le autorità del Vallese non si sono nascosti dietro un "non sapevo" o un "vedremo". Sono usciti, hanno chiesto scusa, hanno ammesso che i controlli non sono bastati. Sapete quanto coraggio e quanta dignità ci vogliono per dire "abbiamo sbagliato"? In quanti altri posti al mondo vedreste una tale assunzione di responsabilità immediata, senza rimpalli tra burocrazie nemiche? La Svizzera non è una vetrina di cristallo senza anima, è un posto fatto di persone che oggi sono scosse, arrabbiate e ferite tanto quanto noi. Ma a differenza di chi vomita odio sul web, qui si sta già lavorando per fare in modo che non accada mai più. Si stanno riscrivendo le regole sulla pirotecnica, si stanno sigillando i locali dubbi, si sta processando chi ha sbagliato con una velocità che altrove sembrerebbe fantascienza. Invece di godere perché il "modello perfetto" si è incrinato, dovremmo avere l'onestà di ammirare la reazione.
La giustizia non si fa con i post d'odio, si fa nei tribunali. E se c'è un posto al mondo dove potete stare certi che nessuno "si salverà" per amicizie o potere, quel posto è proprio questo. Smettetela di sputare sentenze su un intero Cantone per le colpe di chi ha voluto fare il furbo con la vita degli altri. Il fango lasciatelo a chi non ha altri argomenti. Qui c’è solo spazio per il rispetto, per il rigore e per una giustizia che, statene certi, arriverà con la precisione di un orologio. Che vi piaccia o no.
* esperta di comunicazione